«— Bene! disse il medico: l'accesso è vinto, ma per precauzione ci vuole un'altra dose di chinino. — Si ripeta la ricetta del solfato: soggiunse parlando a colui che teneva il registro, il quale scrisse in fretta in fretta due parole; poi, dirigendosi di nuovo alla monaca, il dottore continuava: dieta assoluta, acqua semplice da bere, il farmaco a cucchiai ogni due ore, da lasciarsi lì tosto, appena v'accorgiate che ripigli un po' di febbre. — Andiamo.

«Io non aveva detto neppure una parola: quella malavoglia, quella confusione per vedermi attorniato da tanta gente che mi guardavano non era cessata; ma la mia attenzione era principalmente rivolta su quello dei giovani che seguivano il dottore, il quale mi era sembrato essere Gian-Luigi.

«E' s'era venuto a postare a pie' del mio letto, precisamente come aveva fatto al letto del mio vicino, se non che a me accordava ancora meno attenzione di quella che avesse data a quell'altro. Quando l'ebbi davanti a quel modo, ogni dubbio in me scomparve: gli era proprio desso, più bello e più superbo che mai, tutto letizia, prosperità e brio. Parlava animatamente con un suo compagno, e pareva che l'argomento dei loro discorsi fosse le mille miglia lontano da quell'infelice luogo di miserie e di dolori ove si trovavano, poichè sorridevano spesso, e talvolta rompevano anche in piene risate, cui frenavano però tosto, se il dottor capo volgesse verso loro lo sguardo.

«Quando il medico, dopo quelle poche parole, si mosse per recarsi ad un altro letto, Gian-Luigi s'avviò ancor egli senza nè anche volgere uno sguardo alla mia volta. Non che non riconoscermi, io credo che non mi ebbe nemmanco veduto.

«Io, facendomi forza, chiamai la monaca che per fortuna s'era indugiata un poco affine di aggiustare le cortine del letto state scostate dagli allievi.

«— Che cosa volete? Diss'ella venendomi allato e curvandosi su di me.

«— Quel povero uomo da un'ora domanda da bere; abbiate la carità di dargliene.

«Il mio vicino pareva aver rinunciato alla sua inefficace richiesta; taceva e guardava. Certo non potè intendere le parole che io pronunziai con tanta voce appena da farmi udire dalla suora, ma le indovinò di sicuro, e ne fu certo, quando vide la monaca accostarglisi e porgergli finalmente alle labbra quel tanto agognato tazzone.

«Il misero bevve avidamente; poi, quando la monaca ebbe raggiunta la schiera de' medici egli mi rivolse uno sguardo pieno di gratitudine e mi disse la parola grazie con un accento di tanto affetto, che io ne fui tutto commosso ed anche adesso, ricordandolo, me ne sento intenerito.

«Pover'uomo! Quella doveva essere una delle ultime sue soddisfazioni.