«Non tardò infatti gran tempo. Il domani stesso, non essendosi lasciato vedere alla visita, venne da me all'ora stessa in cui avevamo avuto il colloquio che t'ho detto, e mi apparve tutto raggiante.
«— È cosa fatta, mi diss'egli senza indugio, sedendosi presso il mio letto. Tu sei bello ed allogato. Lo stipendio non è dei più grassi: sessanta lire al mese, alloggio, tavola, bucato..... e qualche incerto guadagno che vedrai venire fuori e di cui imparerai ad approfittarti. Non è uno stipendio da ministro, ma per cominciare!..... I grassi stipendii verranno poi. Hai tu mai sentito a nominare il sig. Nariccia?... No? — È giusto. Laggiù nel villaggio nessuno lo conosce. Ma qui in Torino è cosa diversa. Ei tiene mezza la città nei suoi artigli — artigli è il vero termine — e tutta la gente lo conosce e nutre per lui un'osservanza!.... l'osservanza che si merita un Rotschild acconciato alle proporzioni del nostro paese! Questo personaggio, in apparenza umile, vestito come un vecchio usciere, maneggia i milioni come tu non hai potuto ancora fare coi centesimi. Ha denari da tutte parti. La banca Bancone lavora a suo conto; tutti gl'impresari di lavori pubblici vanno avanti co' suoi capitali; è il segreto padrone di tutti i pubblicani delle gabelle. Ti ricordi del bastone di Bruto? Una verga d'oro in una corteccia di ramo di sambuco. Questo è un milionario nei panni d'un usuraio. Ma un usuraio che sa fare ammodo; di quanti pela, nessuno ha gettato ancora mai un grido che lo compromettesse. Io l'ho conosciuto per azzardo, e ne ho coltivata la conoscenza per progetto. Ho acquistato presso di lui una domestichezza cui non accorda a chicchessia. C'è molto da imparare praticandolo, e mi sono fatto promessa solenne che avrei imparato tutto e per bene. Ha bisogno d'un cotale che gli scriva le sue lettere senza errori di grammatica e con buona ortografia, e che gli rediga con sintassi i discorsi che ha da pronunziare nelle congregazioni religiose e di carità di cui è membro zelantissimo e nelle società commerciali in cui abbindola pulitamente soci ed azionisti. Aveva offerto a me questo impiego: ma io sono già troppo innanzi negli occhi del mondo per accettarlo. Tu cominci appena, ed è questo il miglior principio e più vantaggioso economicamente che ti si possa presentare. Mi sono fatto dar parola che avrebbe accolto il mio raccomandato. Inventeremo una storiella apposita che ti intrometta colla più naturale verosimiglianza. Ponendo il piede sulla soglia di quella casa, tu entrerai nella strada che mena alla ricchezza. Mi dirai un bel giorno che mi devi la tua fortuna. Guarisci adunque sollecitamente perchè io possa presentarti a messer Nariccia. Le cose più presto si fanno e meglio è per ogni verso.
«La proposizione di Gian-Luigi, a dire schiettamente il vero, non mi lasciava del tutto soddisfatto; c'era anzi qualche segreta cosa che me ne allontanava; ma la foga delle parole e la sicurezza di Gian-Luigi mi stordivano quasi, e non mi permettevano il coraggio di pur manifestare quella specie di mia malavoglia. Accettai e ringraziai. Se non altro avevo un pane assicurato ed avevo i piedi fitti in questa folla agitata della capitale che mi attirava e spaventava nello stesso tempo.
«Gian-Luigi mi aveva lasciato da pochi minuti, quando mi si presentò sollecita la faccia ilare e improntata di tanta benevolenza di Don Venanzio.
«— Il Signore ci ha aiutati: cominciò senz'altro il buon prete, tutto giulivo: ti ho trovato il miglior posto che si potesse desiderare. Ho parlato di te al marchese di Baldissero medesimo, e quel generoso ha consentito a prenderti seco egli stesso e provarti per sapere quale ufficio ti possa competere e debba quindi assegnarti. Gli ho detto tutto di te; non hai perciò nulla da nascondergli, nulla da dissimulare; come nulla del pari verrà più a farti ricordare le traversie passate. Il marchese sa che il labbro di questo vecchio servo di Dio non si è macchiato mai d'una menzogna, ed affermandogli io la tua innocenza, egli crede ad essa come ad una verità di cui avesse la prova: per la medesima ragione crede al tuo ingegno ed alla tua istruzione. Volentieri egli si presta per salvare dalla miseria e da ogni pericolo di male una creatura di Dio, i cui mezzi non comuni furono forse dalla Provvidenza concessi ad ottenere un gran bene. Se vi è uomo che possa coll'esempio, coll'autorità, cogli ammaestramenti indirizzare un'anima umana sulla buona strada, ispirarle i più sani principii e le più maschie e cristiane virtù; se v'è uomo che meriti rispetto, quello è il marchese. Tu, ne son certo, benedirai la benignità della Provvidenza, e me che fui di essa stromento, per averne ottenuto un tanto favore.
«Io rimasi imbarazzatissimo e non seppi di botto che cosa dire. Se il parroco fosse venuto a propormi d'entrar precisamente da domestico, avrei avuto il coraggio di manifestargli senza esitazione la mia ripugnanza e il mio rifiuto; ma ora le parole di lui mi adombravano una condizione ben diversa da quella che io aveva supposta, e in tal caso, posto in bilancia la fiducia che si meritava la prudenza affettuosa del buon vecchio e quella che l'avventatezza egoistica di Gian-Luigi, le qualità di gentiluomo presso cui voleva allogarmi Don Venanzio e quelle del trafficatore di denaro, al quale aveva promesso l'opera mia il giovane mio amico, non c'era da esitare un momentino nella scelta, anche per la mia inesperienza d'allora. Oltre ciò al marchese di Baldissero non doveva io già una certa riconoscenza per essere egli stato l'autore della mia sollecita liberazione? Quindi se alcun valore era in me, non mi toccava forse l'obbligo di questo impiegare in servizio di lui piuttosto che d'altri? Di più, senza che io me ne sapessi spiegare la cagione menomamente, il nome solo di quella famiglia — di Baldissero — fin dalla prima volta che io l'aveva udito, forse perchè il capo di essa m'era apparso come un genio tutelare che mi avesse protetto, m'aveva ispirato un certo non so che d'indefinito che era simpatia, che era reverenza, un misto confuso di sentimenti il cui effetto era di farmi sembrare che a quella famiglia io non fossi affatto affatto estraneo, che alcun legame segreto mi vi avvincesse, non so come; onde alle parole di Don Venanzio fortissimo di colpo mi si era destato il desiderio di entrare in essa.
«Era forse già un presentimento d'un venturo legame che doveva stringere il mio cuore.... Ah! più tardi mi domandai con profondo fremito di tutte le fibre, che cosa sarebbe avvenuto di me se io allora fossi stato intromesso in quella casa; e più vivo e doloroso ebbi il rammarico che ciò non fosse avvenuto, e d'altra parte per contro quasi benedissi l'error mio, perocchè più acuto sarebbe stato il tremendo dolore che mi aspettava, che mi ha raggiunto, che mi travaglia quest'anima combattuta.
«Ma tu non puoi ancora comprendere queste parole, che presto verrò a spiegarti, quantunque contengano il mio più caro e più tremendo segreto: — ma non ho io deciso di svelarti tutto? — tutto l'esser mio?
«Avrei dunque voluto a quelle parole di D. Venanzio poter rispondere con una sollecita accettazione; ma come, se avevo impegnata la mia parola con Gian-Luigi?
«Il parroco s'accorse della mia esitazione e del mio imbarazzo, e volle saperne la ragione. Tentennai alquanto; mi passò perfino nella mente il pensiero di tacer tutto a D. Venanzio, e di accettare subitamente come se nulla fossevi stato con Gian-Luigi. Però alla verità non sapevo ancora, e non lo so nemmanco adesso, fallire; avevo poi per quel vecchio sacerdote troppa reverenza perchè mi potesse durare a lungo il pensiero di ingannarlo, di pur dissimulargli alcun che. Alla seconda volta ch'egli inquieto e sollecito mi fece richiesta di che cosa avessi, gli dissi tutto.