«— Orsù è più che il tempo di levarsi, soggiunse messer Nariccia. Avete dormito oltre il bisogno, Tognino.
— Tognino! Esclamò a questo punto Selva, stupito d'udir così chiamato Maurilio. Avevi tu cambiato di nome?
«— Era stato Nariccia medesimo, rispose Maurilio, a volere che così mi chiamassi. Appunto, mi sono dimenticato di narrartelo. Gian-Luigi aveva inventata una storiella sui fatti miei che si prese incarico egli stesso di narrare a Nariccia per farmene accettare. Io era figliuolo di certi negozianti che, avendo visto andare a male i loro affari, n'eran morti di crepacuore, lasciandomi orfano in tenerissima età alle cure d'uno zio prete, il quale mi aveva preso con sè, allevato ed istrutto in quel modo di cui non avrei tardato a dargli prova. Che adesso, morto essendo, e poverissimo ancor egli, lo zio, m'ero trovato affatto solo al mondo e nella massima miseria, ch'egli, Gian-Luigi, statomi compagno di scuola, s'interessava vivamente a me e perciò gli premeva vedermi allogato così bene ecc. ecc.
«Nariccia aveva egli creduto a codesto? Io non so; il fatto è ch'egli non se ne diede altra briga e forse, perchè io gli servissi all'uopo, niente gli importava donde venissi e che cosa fossi: soltanto, al dire di Gian-Luigi, poichè io a quel colloquio tra di loro non fui presente, soltanto gli dispiacque assai il mio nome di battesimo, e qualunque ne fosse la ragione, che io mal saprei indovinare, Gian-Luigi mi disse come all'udire ch'io mi chiamava Maurilio, Nariccia avesse dato in un trasalto, avesse corrugato la fronte e sclamato con una emozione che invano avea cercato dissimulare:
«— Si chiama Maurilio?... Che razza di nome!... Ma ci sono dei Maurilii qui in Piemonte? Non ho mai sentito nessuno del nostro paese che fosse battezzato così.... Di che paese è egli mai?
«— Di Pinerolo, rispose francamente Gian-Luigi che non si lasciava punto imbarazzare da nulla al mondo.
«Questa risposta parve acquetarlo.
«— È un nome che non mi piace: riprese egli poi. Un nome che appena è se ha l'apparenza di esser cristiano. Non è un santo che abbiamo scritto nel calendario della nostra diocesi. Ditegli che si chiamerà Antonio. È il mio santo protettore; e sarà bene anche per lui l'essere sotto la sua protezione.
«Io dunque doveva rassegnarmi a diventar Tognino per quanto tempo sarei rimasto in casa di messer Nariccia, e benchè mi rincrescesse non poco abbandonare il mio nome cui posso credere postomi da mia madre medesima, Gian-Luigi facilmente mi persuase che sarei stato pazzo a rinunciare a quel posto per sì futile ragione, protestando ch'egli in caso simile si sarebbe acconciato a lasciarsi chiamare anche Bernardone.
«Per continuare adunque, Nariccia, quella prima mattina mi svegliò come io ti ho detto, e fattomi levare e vestire in fretta di que' suoi panni, che secondo l'espressione di Dorotea mi stavano proprio come un sacco ad un bastone, mi condusse poscia in un suo studiòlo che era mille volte ancora più triste del melanconico salotto in cui mi aveva accolto il giorno prima, e del tetro stambugio che mi era dato per istanza da dormire.