«— Sono Graffigna, continuava quell'altro con accento e con sorriso ironici, e se volete che aiuti un poco la vostra memoria...
«— No, no: interruppe affrettatamente Nariccia, dando alla sua fisionomia l'ipocrita mansuetudine che soleva portarvi stampata su per maschera. Non vi avevo di subito ravvisato. È tanto tempo che non vi ho visto!...
«— Ma! Esclamò Graffigna con un dolentissimo sospiro. Non è la mia volontà che m'abbia tenuto lontano da voi sì a lungo. Sono le circostanze; è quel maledetto destino che non cessa di perseguitarmi, sapete. La calunnia si accanisce dietro di me e la persecuzione non si stanca mai contro questo povero diavolo. Ultimamente ancora, figuratevi che venni accusato....
«Nariccia lo interruppe di nuovo con sollecita premura:
«— Aspettate, venite qui, sedete, discorreremo più a bell'agio delle cose vostre.
«Poi si rivolse a me e mi disse con insolita dolcezza:
«— Andate da Dorotea, Tognino; può essere ch'ell'abbia bisogno di venire aiutata in qualche cosa. E vi riposerete anche un poco dal lavorare al tavolino.
«Uscii molto volentieri, perchè, oltre il resto, la presenza di Graffigna mi era supremamente impacciosa; invece di recarmi in cucina da Dorotea, fui nella mia cameretta intorno ai miei libri.
«Graffigna mi aveva egli riconosciuto? Avrei detto di no, avrei detto ch'egli non mi avesse neppur scorto, o quanto meno dato non mi avesse alcuna attenzione, se nel momento appunto in cui uscivo dalla stanza non mi avesse scoccato ratto e di sottecchi uno sguardo in cui c'era come un saluto, come una segreta intelligenza, come un segno di convenzione.
«Per un poco non potei attendere alla mia diletta lettura a cagione dell'ansietà in cui ero posto dal timore che Graffigna dicesse al mio padrone chi fossi e dove mi avesse conosciuto; poi, secondo il solito, lo studio prese tutta l'anima mia, e non badai più e non pensai più ad altro.