«Quando cessai, già stanco dallo studiare, mi stupii che tanto tempo di libertà mi fosse stato lasciato, senza venirmi ad interrompere, ed uscii dal mio stanzino assai peritoso. Nariccia era andato fuor di casa ned era ancora tornato. Dorotea impaziente ed inquieta, brontolava che il pranzo pel troppo ritardo andava a male.

«Il padrone rientrò con faccia evidentemente preoccupata, non mangiò nulla, non aprì bocca neppure per rispondere alle interrogazioni di Dorotea, e fu sollecito a ritrarsi nella sua camera.

«Due giorni dopo ricorreva la domenica. Nella mattina io aveva un'ora di libertà per andare a messa, e ne profittavo sempre per recarmi fuori porta a respirare un po' d'aria libera.

«Quel giorno appena fui sotto i viali di porta Susa, udii dietro me il passo d'un uomo che pareva affrettarsi sulle mie peste; mi rivolsi a guardare, e vidi con isgradita sorpresa Graffigna, il quale mi fece segno lo attendessi e camminava ratto per raggiungermi. Lo avrei evitato molto volentieri; mi venne in mente di correr via per isfuggirlo; ma in un attimo egli mi fu accosto e mi prese famigliarmente pel braccio.

«— Buon giorno, caro figliuolo, mi disse. Ho tanto piacere di vedervi; il diavolo mi porti, che sono stato più di un'ora stamattina alla porta della casa di Nariccia, aspettando che ne usciste. Non vi ho voluto fermare per le strade e per non darvi suggezione, e per prudenza; ma quando vi ho visto venir fuori di città, ho detto: bene! Giusto quello che ci vuole. Qui si può discorrere senza che vi sia un orecchio di troppo ad ascoltare.

«Prese a camminarmi accosto, avviandoci giù per lo stradale di Rivoli.

«— Misericordia! Come siete gramo, mio povero Maurilio; riprese egli a dire. Pare che viviate di lucertole e di brodo di malva. Quel caro messer Nariccia, birbone matricolato, brav'uomo d'un avaro degno della galera, che leverebbe la pelle ad una pulce, vi fa patir della fame, ci scommetto. Eh! lo conosco da un pezzo io. Sono sicuro che questa mattina non avete ancora fatto colazione. Lo si vede chiaro su quella vostra bella faccia verde da minchione intisichito. Buono! Graffigna è un amico, sapete! C'è in questi dintorni una spelonca di bettolaccia che è la migliore del mondo, in cui uno scellerato di taverniere, mio buon amico, avvelena la gente nel modo più squisito del mondo. Venite meco che ci mangieremo una fetta di eccellente salame e due peperoni coll'olio che vi dico io!...

«Me ne scusai a gran pena. Quando vide che non poteva trarmi dov'egli voleva, Graffigna disse:

«— Ebbene, pazienza, discorreremo all'aria aperta. Si tratta del vostro interesse. Io sento, in fede di galantuomo, che il boia mi strozzi, una viva sollecitudine de' fatti vostri. Che bella vita è quella che vi tocca con quell'animale d'un usuraio, mio buon amico, ladro, impostore che vorrei vedere affogato nella pece bollente! Vi fa lavorare da un'alba all'altra quel cane e vi mantien magro come siete, e vi veste di questa bella guisa da farvi suonar le tabelle dietro, e sono più di certo che non vi lascia veder mai la croce d'una mezza muta. Ditemi un po' se la sbaglio.

«Non potei a meno di consentire che tutto codesto era vero.