«Graffigna strinse il pugno e lo levò con atto di minaccia verso il cielo.

«— Uh! appenderlo per la gola e poi dargli da bere. Gli è proprio un ingrataccio scellerato quel caro uomo che merita non so che cosa. E a me sapete che cosa ha fatto, a me che sono suo amico da vent'anni, a me che, non fo per dire, ma gli ho resi dei bei servigi, e sono stato causa ch'ei guadagnasse delle rotonde sommette di denaro? A me che, come sapete anche voi, ho avuto delle disgrazie, a me che esco di carcere pulito e liscio come un soldo frusto, egli ha il coraggio di rispondere che non può dare nè far nulla a mio vantaggio, e poichè io mi credo in diritto di ricordargliene alcune delle cagioni per cui mi dovrebbe essere riconoscente, sto birbone va dal commissario Tofi e mi denunzia come un individuo pericoloso che gli ha fatto delle minacce e che merita di essere sorvegliato da quella p.... invenzione che è la polizia. A me Graffigna se ne fanno di queste! Buono! Me la sono appiccata qui all'orecchia e tosto o tardi glie la farò pagare. Se fosse tosto mi piacerebbe tanto di meglio, ma se avessi ad aspettare ei non ci perderebbe nulla per questo, che vorrei dargliene il capitale coll'usura, usuraio che egli è appunto! Or dunque voi, giovinotto, potreste servirmi appuntino nei miei disegni, e fareste con un colpo un fatto e due servizi, perchè contentereste me ed aggiustereste nello stesso tempo i fatti vostri di guisa che non avreste mai più freddo ai piedi e vi impipereste di quanti sono al mondo.

«— Io? Che cosa c'entro io? Domandai, non comprendendo affatto le intenzioni di Graffigna.

«— Voi, sicuro. Egli rispose. Prima di tutto, mio caro ragazzo, se non siete proprio quel babbuino di cui avete l'aria, dovete rendervi conto della condizione in cui vi trovate. Nariccia vi tiene a rosicchiar le croste del suo pane, perchè non sa che siete stato in prigione. Lo sappia stassera, e domani voi siete messo bravamente sul lastrico con un caritatevole calcio dove m'intendo io. Vi converrebbe imbrogliar qualchedun altro perchè vi prendesse seco, per vedervene mandato via con quel medesimo garbo il primo momento ch'egli apprendesse il vostro passato. Ad un miseruzzo che si presenta colla vostra figura, coi vostri panni per guadagnarsi un tozzo di pane, tutti domandano donde viene, che ha fatto, che cos'è, e via dicendo. Ad un messere che comparisca vestito da milorde, colla borsa piena d'oro, nessuno cerca altro più per inchinarlo, riverirlo e stimarlo il più rispettabile uomo del mondo. Perchè dunque vorreste ostinarvi a far la brutta figura e crepar di miseria, mentre non avreste che ad allungar la mano e procacciarvi la più agiata esistenza?

«Io feci un movimento di stupore, e fors'anco di curiosità. Egli mi strinse forte il braccio e continuò, abbassando la voce, ma con molta forza nell'accento:

«— Sì, carissimo amico, stupido come un orciuolo, che il fistolo vi colga. Niente altro che allungar la mano. Ma non sapete voi che dietro quel cancello di ferro, in quella cassa-forte, in presenza della quale voi poverino, tòcco d'imbecille che Dio vi benedica, vi state sciupando gli occhi e la vita per guadagnarvi tanto da non morire di fame, colà vi stanno rammontati a centinaia di migliaia i marenghini? Or bene, è la cosa più semplice del mondo. Io vi do quattro pezzetti di cera: voi, un bel momento che vi trovate solo in quell'antro, applicate discretamente questi pezzi di cera alle serrature dell'uscio del cancello di ferro.... non dico alla cassa-forte, perchè avrei alcuni bravi amici, fior di gente, che verrebbero ad aiutarmi e senza tanti discorsi, per guadagnar tempo, se la porterebbero via in ispalla come un cuscino di piume! Poi date a me le impronte, ed io in pochi giorni ho le mie brave chiavi, per cui entro, e faccio, e dispongo, e porto a cambiar aria il tesoro di Nariccia...

«Io feci a liberarmi dalla mano di quel scellerato che mi teneva ancora pel braccio, e volli allontanarmi da lui.

«— Oh non c'è da aver pure un'ombra di paura: egli soggiunse interpretando in un altro senso il mio movimento di disgusto e d'orrore. Graffigna è prudente: sa disporre le cose, e non lascia nessuno de' suoi amici nelle peste. Voi, mio bell'angioletto da f..., dopo che ci avreste aiutati nell'opera, verreste con noi, piglieremmo tutti il volo che nessuno dei segugi della polizia, per quanto di naso fino, potrebbe averne pure il minimo sentore; avreste la vostra buona porzione da vivere da signore in altro paese, e chi s'è visto si è visto.

«Io lo respinsi da me con disdegno.

«— Sciagurato, esclamai, per chi mi prendete? Ringraziate che qui non c'è anima viva; se fossimo in città, griderei al ladro per farvi arrestare.