«— Oh oh! Diss'egli con ironia. Che virtù delle mie ciabatte, caro il mio santino d'un maccherone! Ne ho sentito dei panegirici di santi meravigliosi, ma un tanto esempio di virtù non ci fu ancora mai! Bravo! Pensate che il vostro rifiuto vi può far mettere alla porta da Nariccia senza che abbiate più altro mezzo di sussistenza.

«— Come?

«— Una lettera anonima che dicesse a Nariccia: badate che quel vostro miseruzzo di segretario è un galantuomo di ladroncello uscito dalle carceri....

«— E voi scriverete questa lettera?

«— Se rifiutate di assecondarmi, certo che sì.

«Stetti un momento in silenzio, non perchè fossi dubbioso o perplesso, ma perchè la tristizia di quell'uomo mi gettava in una dolorosa attonitaggine.

«— Fate pure quello che credete contro di me: gli dissi poscia fermandomi sui due piedi; ma qualunque minaccia anche più terribile di questa, non m'indurrà mai a fallire all'onestà.

«Egli accennò voler parlare, ma io non gli lasciai pronunziare parola.

«— Ora basta. Esclamai con forza. Vi ho già dato retta di troppo; di troppo già ho tollerato la vostra compagnia. Lasciatemi, lo voglio, ve l'impongo!

«L'aspetto e l'accento dovettero avere in me una certa nuova autorevolezza onde quello sciagurato fu come sovraccolto. Mi guardò un poco ma fu costretto a chinare innanzi ai miei quei suoi piccoli occhi affondati; esitò un istante, e poi si decise ad allontanarsi.