«Mi allontanai con infinita amarezza. In tutto il mondo era là soltanto che vi esisteva un affetto per me, e non osavo presentarmi, e dovevo strapparmene ed andar lontano.

«Quella notte dormii dentro una di quelle capanne che si fanno sotto i pagliai. La mattina era l'alba appena che io già camminava sulla strada che mi riconduceva a Torino. La vista del mio villaggio, la vista sopratutto della casa di Don Venanzio mi aveva fatto del bene. Una nuova risolutezza era entrata in me. Ero persuaso affatto e per sempre che non avevo nessuno al mondo a cui chiedere aiuto, che dovevo tutto fare, tutto procacciarmi da me, colle mie sole forze, e volevo provare arditamente a cimentarmi colla vita.

«Il sole era levatosi da poco sull'orizzonte, ed io non aveva proprio più forze da andare avanti. Il giorno precedente non avevo preso altro alimento che quello d'un po' d'acqua bevuta ai rigagnoli della campagna, rompendo la crosta superiore del ghiaccio: ed ora lo stimolo della fame erasi fatto intollerabile.

«Girai lo sguardo intorno, e vidi non molto lontano dalla strada un casolare sul cui tetto fumava direi quasi allegramente il comignolo del camino, mi diressi con coraggio a quella volta. I villani stavano giusto per sedere al desco su cui esalavano un odoroso vapore le scodelle schierate pel pasto mattutino, mentre la massaia con in mano l'asta d'una gran padella stava curva sopra una vivace fiamma di fascine a friggere un'enorme frittata.

«Il mio aspetto miserissimo e le mie vesti dissero senza bisogno d'altro il motivo che mi spingeva, e destarono la diffidenza degli uomini e la compassione delle donne. È raro, anzi quasi direi non succeder mai, che una famiglia di nostri villici ad un povero sopraggiunto all'ora del pasto, rifiuti una scodella di minestra. Gli uomini non vollero negarmi questa carità, ma non vedevano di buon occhio che mi assidessi al focolare domestico; le donne più pietose mi fecero posto sorridendo presso al fuoco fiammante, al cui calore sentivo in realtà immenso bisogno di riconfortare il mio povero corpo intirizzito.

«Prima di accettare dalle mani del capo di casa la scodella ammanitami, dissi ad alta voce:

«— Vi ringrazio della vostra carità, brava gente; ma io vi prego che non sia a titolo d'elemosina che mi concediate quel cibo onde pure tanto abbisogno; penso che ciascuno deve guadagnarsi coll'opera il suo sostentamento, e vi domando come un favore che mi diate poscia alcun lavoro, per cui io possa almeno in parte compensarvi di quanto fate per me.

«Mostrarono tutti una qualche sorpresa; gli uomini sorrisero, le donne mi guardarono con una certa benigna ironia, quasi volessero dire e queste e quelli che di poco o nulla era capace un miseruzzo della mia fatta.

«— Bene, bene; disse bonariamente il capo casa: cominciate per mangiare e poi vedremo a che cosa siete buono.

«Servii quel giorno ai più umili lavori della stalla, in cui c'era da rigovernare il letame, e ci posi tanta buona volontà che ognuno ebbe a rimanere di me soddisfatto. Ma il domani potei rendere a quella buona famiglia un servizio ben più importante e ad essa ben più gradito. La madre veniva sollecitando uno de' figliuoli a scrivere una lettera al primogenito della famiglia, il quale da due anni era soldato e di cui da più mesi non avevano ricevuto notizia, e vivevano perciò inquieti. Il figliuolo se ne schermiva, perchè, quantunque fosse il solo che sapesse scrivere, e' lo sapeva tanto poco che gli tornava uno stento ed una fatica a cui egli preferiva qualunque più aspro travaglio materiale. Udito codesto, mi proffersi a scriver io la lettera come la buona donna desiderava, e tutti ne furono sì contenti che per poco non parve io avessi compito a loro vantaggio un miracolo.