«Egli si strinse nelle spalle.

«— Vi rincresce forse aver abbandonato quel dabbene scellerato d'un avaro che vi faceva vivere di stenti? Ho agito pel vostro vantaggio. Sicuro! Voi, contento di quel poco pane, vi sareste anneghittito come un minchione che siete, caro martuffino dell'amor mio, e non sareste mai più stato buono da nulla. Invece ora il bisogno vi aguzzerà l'ingegno e vi farà capire la morale del mondo. Sarete quanto prima dei nostri, ve lo predico io.

«— Mai! Dissi con tutta la forza del mio accento.

«Graffigna scrollò le spalle.

«— Peuh! Avete dei redditi da vivere? Vi è capitata qualche eredità dal mondo della luna?

«— Lavorerò.

«Egli ruppe in una risata secca e stridente:

«— Lavorare! Esclamò. Che cosa? Che mestiere è il vostro? E la forza dove la prenderete? Se non ci avete altra rivalsa, mi aspetto a vedervi morir di fame. Gira, gira, tirerete la vita coi denti, afferrerete il diavolo per la coda e finirete per essere dei nostri, ve lo dico io.

«— Ed io vi dico che voi non vi conosco, che non ho nulla da che fare con voi, e vi prego quindi a non parlarmi più, a non venirmi oltre fra i piedi.

«E con queste parole io lo lasciai.