«Girai tutti i fondachi di parecchie strade, ad ognuno dicendo che cercavo lavoro; non mi si chiedeva neppure che cosa fossi capace di fare, ma mi si rigettava, il più spesso di mala grazia. Stanco e scoraggiato, non sapevo più oramai a qual santo votarmi, quando in una di quelle strade che percorrevo vidi arrivare con gran fracasso un grosso carrozzone carico di viaggiatori e di bagagli. Una frotta di facchini si precipitava intorno a coloro che ne discendevano per offerirsi a portarne i rispettivi bagagli. Pensai che questo era intanto un modo di guadagnarmi qualche cosa; ma come aprirmi la strada in mezzo a quegli omaccioni che facevan ressa per contendersi la preda? E ci fossi anche arrivato, avrei potuto caricarmi di un pesante fardello com'erano i bauli e le casse che vedevo i facchini trasportare sulle loro spalle?

«Stavo guardando mestamente sfilarmi dinanzi e i viaggiatori che s'affrettavano verso le loro case e i facchini che li seguivano col loro carico, quando mi passò accosto uno di questi arrivati, la cui fisionomia o non mi era nuova, o mi era simpatica di tanto da ispirarmi fiducia più che non altri. Egli recava in sua mano un piccolo sacco da viaggio, ed a parecchi che gli avevano chiesto se volesse farlo portare da loro, aveva risposto con impazienza di no. Ebbi tanto ardire da fare un passo verso di lui, ed additandogli il sacco dirgli in tono pieno di supplicazione che me lo desse a portare; ma in quella il rossore mi saliva sino sulla fronte. Fosse il mio accento, il rossore, o l'aspetto, il fatto è che quel signore si fermò ad osservarmi.

«— Tu non sei di Torino? Mi diss'egli.

«— Signor no.

«— E ci sei venuto colla famiglia?

«— Non ho famiglia.

«— Come? Nessuno?

«— Sono affatto solo.

«Senza dir altro quel brav'uomo mi pose il sacco nelle mani.

«— Seguimi.