«Mi condusse in una delle principali strade ed entrò in una bottega da libraio che appariva aggiustata ed aperta di fresco. A quel punto riconobbi chi egli fosse, e dove l'avessi già visto. L'avevo veduto in casa di Nariccia, ed era quel libraio che aveva dato in pegno le casse di libri. Anzi queste benedette casse erano là ancor esse in mezzo a quella bottega, come se recatevi da poco tempo. Quell'eccellente uomo di libraio, come appresi di poi, aveva di nuovo avuta prospera la sorte, e dal baraccone era passato ad una bottega considerevole, al di sopra della quale, negli ammezzati, aveva preso l'alloggio per la sua famiglia. Pagato tutto il suo debito a Nariccia, ne aveva ottenuta la restituzione del pegno; e quel giorno egli tornava da un piccol viaggio che aveva dovuto imprendere in una delle primarie città di provincia per cagione del suo commercio.

«Appena entrato egli nella bottega, un giovinetto, che stava dietro il banco, s'alzò con impeto e venne a gettarsi nelle braccia di lui, dicendo:

«— Buon giorno, babbo. Hai tu fatto buon viaggio?

«Il libraio lo abbracciò e baciò con molta tenerezza, e poi gli domandò della madre e dei fratelli. Il giovanetto rispose che erano sopra nell'alloggio, e allora tutti due sollecitamente s'avviarono verso la scala che dalla retrobottega conduceva al piano superiore. Ma mentre il figliuolo, correndo, saliva ad annunziare tutto festoso che era giunto il padre, questi s'arrestava ricordandosi di me, e, prendendomi il sacco di mano, accennava volermi dare qualche moneta in pagamento; ma poi, come cambiando avviso, ripose di nuovo in tasca la borsa che ne aveva tratta, e mi disse:

«— Aspetta qui un momento. Vado ad abbracciare i miei figli e mia moglie e poi verrò a discorrerla teco.

«Fui lasciato solo in quella bottega dove da tutte parti non vedevo che libri. Essi esercitavano su me una specie di fascino. Avrei voluto ad un tratto poterli esaminar tutti. Un ladro introdotto nella bottega d'un gioielliere piena di ori e diamanti, e lasciatovi solo, non ha più vive tentazioni di quella che io sentiva a quel punto. Quel sapere a cui anelava con tanto ardore l'anima mia, mi appariva là raccolto e fatto concreto in quei libri schierati nelle scancìe onde tutte le pareti erano coperte, rammontati in quelle casse aperte nel mezzo della stanza.

«Mi accostai a queste ultime. Al di sopra di una era appunto un volume che stavo leggendo e non avevo ancor finito quando venni scacciato da Nariccia. Lo presi in mano, quasi per atto meccanico, involontario; e pochi istanti dopo io era assorto nella lettura, avendo obliato tutto il resto del mondo.

«Fui interrotto ad un punto da una mano che si posò sopra la mia spalla. Mi riscossi, alzai la testa, mi vidi innanzi la faccia tutto stupita del libraio, e lasciai cadere il libro, coprendomi di rossore sino alla fronte.

«— Che stai tu facendo costì con quel libro in mano, e così assorto che non senti nemmanco la gente venirti addosso?

«— Mi scusi: diss'io balbuziando; leggevo e...