— Parla, dimmi tutto.....
— No..... non ancora..... Sono stanco, ho bisogno di rifletterci, lascia che io raccolga ancora le mie idee..... La notte è passata..... Questa sera ripiglierò il mio racconto, e ti dirò ogni cosa.
Un orologio suonò in quella con lenti rintocchi le sette ore.
Giovanni balzò con impeto giù del letto.
— Già le sette! E Francesco mi attende! Per fortuna ho buone gambe e, quantunque la sua casa sia così lontana, in due minuti sono da lui.
Corse fuori di casa. Mario era partito. Maurilio, rimasto solo nella stanza, appoggiò la testa alla sponda del letto e chiuse gli occhi, come dormisse. Ed era un sogno diffatti quello che si svolgeva nel suo eccitato cervello, ma un sogno da sveglio.
CAPITOLO XXII.
Noi ci siamo riservato il diritto (se vi ricorda) di introdurci nella sontuosa festa da ballo che aveva luogo nelle sale dell'Accademia Filarmonica, quella notte appunto in cui Mario Tiburzio raccoglieva i fili della congiura per affrettarne lo scoppio in rivoluzione, in cui Maurilio raccontava a Giovanni Selva una gran parte dei casi della sua vita.
Se non vi dispiace, venite, ascendiamo anche noi l'illuminato scalone, entriamo nell'ampia, vastissima sala che sta prima nell'appartamento signorile che occupa quella eletta società in cui concorre la parte più ricca della borghesia torinese.
Le sfarzose sale fanno risplendere le infinite loro dorature alle fiammelle di migliaia di doppieri. Dalla tribuna dell'orchestra nel gran salone, piovono onde d'armonia suscitate da quanti meglio valenti artisti conta la città. In faccia all'orchestra, sopra un palco tutto coperto di tappeti di velluto con frangie d'oro, sorge il trono per le LL. MM., ed ai lati i seggi dorati per le persone della Real Famiglia e della Real Corte, dalla presenza delle quali, dietro supplicazione dei soci, la festa dell'Accademia viene onorata. Nel salone e nelle sale circostanti si accalca una folla elegante, fra gli abiti neri della quale spiccano brillantemente le decorazioni che ingemmano gli stomachi impettiti degli uomini d'importanza, i ricami indorati e inargentati degli abiti di Corte, gli spallini, i bottoni e le armi delle divise militari, e i diamanti e gli ori e le splendide acconciature delle dame.