— Buonissimo.

Il padre lasciava la sua finestra e s'accostava a passo lento.

— Che cosa gli fate studiare al contino? Diceva svogliatamente. Il Mandosio?... Non rompetegli di troppo la testa. Capite bene ch'egli di tutte le vostre bazzecole non ne avrà da far nulla mai.

Poneva la sua mano sul capo del figliuolo e soggiungeva:

— Ti piacerebbe più imparare la scherma e andare a cavallo, non è vero? Sta buono che fra pochi anni ti metterò il fioretto in mano, ti comprerò un cavallino e ti darò per aio un cavallerizzo.

La madre gli pizzicava la guancia destra, facendogli alcune ammonizioni a mezzo labbro; il padre piroettava sui suoi talloni da agile ballerino di minuetto ch'egli era, e il bambino veniva — sempre per mano del prete — ricondotto al fastidio grave e continuo della sua solitudine.

Quantunque a lui la Provvidenza avesse dato ricchezza e una famiglia, ben potevasi tuttavia ascrivere alla infelice schiera dei derelitti, in quanto che, scevrato d'ogni affetto, vivesse solo, senza compagni, in mezzo alla poco nobile compagnia d'un corrotto e oziante servitorame.

Il destino gli avesse almeno conceduto dei fratelli! Ma no: solo a quell'ostico studio, solo al sollazzo, solo in quel vasto palagio pieno di ombra e di silenzio.

Ad interrompere quella uggiosa monotonia venne il terremoto, un compiuto cataclisma — la rivoluzione francese, che come la lava d'un vulcano in eruzione si sparse per tutta Europa.

La contessa che aveva fatto strette relazioni con alcuni emigrati francesi nel tempo ch'essi erano rimasti alla Corte di Torino, fuggì con loro in Germania; il conte, uomo coraggioso, si pose alla testa d'una di quelle bande che uccidevano i francesi sbandati e i giacobini isolati per amore del re legittimo e della religione cattolica; e la durò finchè un giorno, sorpreso in una forra egli ed i suoi uomini da un drappello di truppa repubblicana, piuttosto che arrendersi, lasciò che una palla gli spaccasse la testa. I beni della famiglia furono sequestrati; dall'alto della facciata del palazzo fu atterrato lo stemma dei conti di Staffarda; in quelle belle sale venne a crogiuolarsi la democrazia d'un commissario francese qualunque.