Quanto a bellezza, nessun indiscreto avrebbe potuto desiderare di più in una creatura di ossa e di carne. Un pallore che si sarebbe potuto chiamar pensoso, rendeva più brillanti i neri occhi della giovane, colla cui pura e bianchissima fronte si accordavano a meraviglia i bianchi fiori d'arancio della sua corona e del mazzolino appuntato al suo petto.
Ho detto pensoso il pallore della sposa in quell'istante, perchè diffatti la mente di lei era occupata da mille confusi pensamenti, da dubbi e paure, da un'incerta temenza e peritanza che parevale un presentimento. Era come se, affacciandosi alla soglia di un'abitazione ignota, sentisse ad un tratto una voce gridarle nell'anima: — prima di avventurarti là dentro, guarda quello che fai!
Ma ogni considerazione era inutile oramai, ogni esitanza non era più che una follia, quasi una colpa. Affrontò bravamente l'ignoto di quel destino che le si presentava, e se il suo cuore batteva forte nel pronunziare quell'irrevocabile SI', la sua voce fu ferma tuttavia.
Uscì della chiesa con passo sicuro ed il viso tranquillo nella sua pallidezza, la mano nella mano del conte.
I suoi 18 anni erano legati coll'indissolubile nodo del sacramento alla prematura e corrotta vecchiaia di quel libertino elegante, scettico ed egoista.
Candida non aveva, come dissi, la menoma lusinga d'una illusione: ma quanto stette essa prima di accorgersi che s'era chiuso definitivamente ogni accesso ad una legittima felicità? Fin dal primo entrare nel fosco palazzo degli Staffarda, cui il conte in omaggio alle tradizioni famigliari da lui rispettatissime aveva voluto lasciare tal quale nella sua antica eleganza solenne; la giovane sposa aveva sentito abbattersele addosso come una fredda cappa, aveva provato una sensazione quasi uguale a quella di chi venendo dalle calde carezze d'un bel sole d'estate entri d'improvviso nel freddo ambiente di una stanza umida e scura. Quelle gran sale in cui regnava eterno il crepuscolo sgomentarono la giovinezza della ricca figliuola del barone, avvezza al suo salottino di ragazza color celeste ed al fresco nido della sua camera da letto color di rosa. Dagli angoli scuri di quegli immensi saloni pareva che il fastidio in agguato si slanciasse addosso a lei ad assaltarla. E qual difesa poteva ella fare? La compagnia del marito, dapprima le ispirò una gran soggezione, poi una indifferenza che piegava più verso la noia che altro; da ultimo, quando ebbe conosciuto per bene tutto l'arido scetticismo di quell'anima affatto spoglia d'ogni simpatica qualità, piuttosto rabbia e disgusto.
Durante il primo anno, la novità del genere di vita, le fastosità del mondo, la gran bisogna della toilette distolsero alquanto dalla reale miseria del suo stato la giovine donna; ma poscia un bel giorno ella ad un tratto intravvide che tutte le feste e le gioie della società erano una vana scorza sotto cui non c'era sostanza. Il vero diletto, la felicità della vita erano dunque in altre cose. Dove? Nella famiglia, per lei, no. Fuori della famiglia? Come? In che cosa?
Frattanto l'influsso deleterio degli esempi osservati in società, quello delle ciarle e delle mormorazioni che con un velo trasparente, onde maggiore ancora ricresce la realtà, pongono in mostra tutte le magagne dei costumi, esercitavano la loro opera corruttrice sulla giovane ed inesperta anima di quella donna, abbandonata ai suoi istinti. Il conte, come non poteva essere un marito ammodo, poteva tanto meno farle da consigliere, ufficio paterno d'uomo che ispira fiducia e rispetto. Il padre di Candida non parlava che di cortigianerie e di decorazioni. Candida, rientrando dalle adunanze, in cui aveva visto la sua bellezza eccitatrice d'ammirazione e di desiderii in tutti gli sguardi degli uomini — e per l'anima disoccupata d'una donna non c'è seduzione più perniciosa di questa — Candida si trovava sola col vuoto della sua vita e del suo cuore, col fastidio delle sue monotone giornate, mentre le susurravano ancora nell'orecchio, come il ricordo d'una musica soave, le frasi appassionatamente galanti di cui le si era fatto omaggio; e dietro le nubi di quell'incenso travedeva splendere affascinatore il sorriso dell'amorosa voluttà.
Di questa e di quella fra le più riverite e le principali dame della città si raccontavano gli amori, e le vicende e le mutazioni degli amori: nè mai era che una nota di biasimo suonasse per esse a tali racconti, sì invece si disegnava sul labbro del narratore e degli ascoltanti un sorriso quando si pronunziava il nome del marito, e Candida, senza punto condannarsene, senza nè anco accorgersene, già usava ella stessa partecipare a quel sorriso.
Quanti onesti non ha egli perduto questa considerazione: — se gli altri fanno così, e perchè non lo farei ancor io?