— Corri.
— Dove, signora contessa?
— Dove vuoi. Purchè tu vada lontano e presto!
L'aria che percoteva il suo viso parevale darle sollievo. Il moto che ne cullava la persona, il rumor delle ruote entro le orecchie, il sibilo del vento non le lasciavano più agio a formarsi ai suoi pugnaci e turbativi pensieri. L'intimo tumulto del suo spirito si calmava a poco a poco. Chi la vedeva in tali occasioni avrebbe detto per sicuro che un gran dolore occupava quell'anima, che una grande sciagura s'era precipitata su quella esistenza. Le ciglia aggrottate, le labbra pallide, serrate, lo sguardo profondo degli occhi neri fisso dinanzi a sè parevano indizio d'una preoccupazione dolorosissima. Se qualcheduno le avesse domandato in quella:
— Per amor di Dio, a che cosa pensate, contessa?
Ella avrebbe dato in uno scossone come persona sorpresa d'improvviso, ed avrebbe risposto in tutta buona fede:
— Niente!
Quando l'effetto di quella corsa concitata sul suo animo era ottenuto, Candida si passava la sua bianca manina sulla fronte e gridava al cocchiere:
— A casa!
E giuntavi risaliva nelle sue stanze per riprendere con più accanita perduranza la lettura dei nuovi romanzi francesi.