Quante volte, in quelle sue gite senza ragione e senza scopo, non prese ella a fantasticare che i suoi cavalli togliesser la mano, che la conducessero ad imminente pericolo di vita, che un eroe da novella saltasse fuori a salvarla con estremo suo rischio, cadendo vittima del suo bel tratto, gravemente ferito fors'anco! Cogli occhi della mente essa lo vedeva, questo incognito generosissimo e valorosissimo. Non era nessuno fra quanti giovani aitanti, leggiadri, aveva essa veduto fare sfoggio d'eleganza nelle sale della società più forbita, ma aveva un po' di tutti coloro; aveva specialmente quel non so che onde gli occhi della donna son presi, onde la sua fantasia è dominata. Pareva alla contessa che quest'individuo doveva esistere, che a un dato momento doveva comparire nella vita di lei, lo domandava alla fortuna, s'impazientava che tardasse.

I cavalli troppo ben guidati non ruppero mai il freno; il caso non si compiaceva mai di lasciar cadere il seme d'un'avventura in quel troppo ben disposto terreno.

Candida guardava sdegnata il bel sereno di quel cielo monotono sotto la cui volta non ispuntava nessun avvenimento, nessun pretesto di passione.

Un giorno la si era proprio decisa a partire per Torino. Gli ordini erano già dati; essa, col pretesto di vestirsi da viaggio, aveva fatta una toilette del miglior gusto che sia possibile immaginare, elegante insieme e modesta, di colori, di taglio, di stoffe i più atti a farne valere le forme bellissime e tutta la grazia della persona, e tutta l'efficacia delle sue attrattive. Avreste detto che la si era preparata per ricevere incognito il Prince charmant de ses rêves.

Quando fu pronta del tutto, si compiacque, secondo il solito, fermarsi innanzi allo specchio. Fece a se medesima un sorriso, per cui un poeta avrebbe detto la stanza tutta riuscirne illuminata. Un istante la compiacenza di se medesima diede alla sua fisionomia l'espressione della contentezza. Ma poi tosto scrollò le spalle e la solita nube di noia discese sulle sue sembianze.

— A che pro? Mormorò essa; e colla solita sua irrequieta impazienza corse al balcone a vedere se già era in ordine la carrozza.

Il garzone di scuderia teneva i cavalli per mano, ma il cocchiere invece di attaccarli, guardava in su nel cielo con aria dubitosa.

— Fate presto: gli gridò la contessa che calzava affrettatamente i suoi guanti.

— Credo che sia più prudente l'aspettare: disse il cocchiere.

— Perchè?