La contessa al saluto di quel giovane si trasse vivamente indietro. Quel tanto che aveva visto di lui le aveva fatto conoscere ch'era un bel giovane e non vestito da contadino. Ecco invero un avvenimento straordinario nella monotonia di quella vita. Chi era mai codestui? Come e per qual caso in quelle regioni deserte, dove ella non aveva mai visto ombra d'uomo fuori dei villani delle sue fattorie? Una gran curiosità la colse. Lo stato nervoso in cui la si trovava era acconcio precisamente a dar maggiore vigoria e quasi direi importanza a questo che, se non altro, era un sentimento che rivelava la vita. Si levò da sedere con mossa irrequieta, e si avviò per andare a suonare il campanello con cui si chiamavano i servi.

Ma prima che ella giungesse al cordone che pendeva allato al camino, una mano discreta grattò all'uscio.

— Entrate: disse la contessa fermandosi e voltandosi a quella parte colle sopracciglia leggermente aggrottate.

Il battente s'aprì e comparve la cameriera tenendo in mano un piccolo vassoio d'argento.

L'occhio di Candida vide tosto in mezzo a quel piattello il bianco quadrato d'una polizzina di visita e avvisò tosto che la era quella dello straniero: ma, senza saperne essa stessa la ragione, credette bene dissimulare.

— Che cos'è?

— Un signore, sorpreso dal temporale in questi dintorni, rispose la cameriera, si riparò nel castello e prega la signora contessa a volergli permettere di aspettare qui che la pioggia abbia cessato. Perchè la signora contessa sappia a chi farebbe l'onore di accordargli questa momentanea ospitalità, le manda la sua carta.

— Va bene: disse Candida con isvogliata indifferenza che non era punto sincera, e presa la cartolina, con superba noncuranza vi gettò uno sguardo fugace.

In mezzo alla polizza eravi impressa una corona che pareva comitale, e sotto stava scritto:

Luigi Quercia Dottore.