— Venuto per trovare un amico, ho perso la strada e la tramontana sotto il crosciar del temporale. Un lampo mi ha illuminata la fronte severa di questo castello, ed io lo salutai come un rifugio.

— Se pure non è uno sbaglio, alcuno crede averla già vista altre volte in questi dintorni.

La fronte di Gian-Luigi s'annebbiò fugacemente, e i suoi sguardi, acuti come lame di spada, si piantarono negli occhi della contessa. Stette un momento così guardandola senza rispondere. Candida provò una suggezione nuova, strana, indefinita. A tutta prima le nacque volontà di riagire contro l'audacia di quello sguardo, ma poi sentì, come da una potenza a cui non valesse a resistere, avvilupparsi l'anima e dominare lo spirito. Rimase confusa, non isdegnata nè offesa; le parve che quelle sue parole fossero state una grande indiscrezione.

Gian-Luigi da canto suo pensava:

— Perchè mi dice ella codesto? Fu ella stessa a vedermi? Saprebb'ella mai dove mi reco? È impossibile..... Per Dio quanto è bella! In quegli occhi c'è un ardore che domanda solamente un soffio per essere suscitato. È ricca a milioni. Non sarebbe forse la mia buona ventura che mi ha gettato qui? Se ne approfittassi?....

Tutto ciò passò in un lampo. Il giovane aveva già preso la sua determinazione, allorchè dopo un minuto secondo riprese a parlare.

— È vero, diss'egli. Non è la prima volta che mi aggiro in queste parti. Ma credevo che la mia presenza non avesse potuto essere notata da nessuno, ed era tale la mia intenzione. Venivo di soppiatto e partivo la notte, contento d'aver visto da lontano in mezzo alle masse degli alberi il comignolo d'un tetto.

— Quello dell'amico che mi disse poc'anzi: disse con un leggiadro sorriso la contessa.

— Quello che alberga la luce a cui mi chiama intorno un impulso superiore alla mia volontà....

— Come la luce delle candele chiama le farfalle a bruciarsi le ali: soggiunse Candida ridendo.