— Mai più! Disse con sempre maggior fuoco Gian-Luigi. Perchè lo vuol ella chiamare un male? È un tormento sì, ma questo tormento mi è caro.

— E quell'essere divino, com'ella dice, trovasi in questa contrada?

Non aveva ancora pronunziato queste parole che già Candida n'era pentita ed avrebbe voluto ad ogni costo non averle dette; ma il giovane temerario non era tardo a coglier la palla al balzo.

— Trovasi qui, diss'egli con impareggiabile soavità d'accento; sola, nell'uggia di un vecchio castello, illuminando della sua beltà queste antiche sale, come il sole illumina le vecchie piante del parco.

— Signore... Disse Candida impacciata, sentendo venirle alla fronte un rossore che avrebbe fatto qualunque cosa per iscacciare.

Ma egli continuando con più ardore:

— Dal primo istante che l'ho veduta io rimasi tutto suo. Fu un abbagliamento dello spirito, fu una rivelazione del cuore. Non avevo ancora amato. Amai da quel punto.

Candida si levò in piedi.

— Che discorsi sono questi? La prego, signor dottore, a volersi ritirare.

Gian-Luigi invece d'ubbidire, con maggiore ancora l'ardimento le si accostò, pose un ginocchio in terra e prese una mano alla contessa, che nel suo turbamento non ebbe la forza nè pure il pensiero di ritirargli.