— Oh! mi lasci parlare: disse il giovane supplicando. Fra un'ora io sarò partito; e s'ella il comanda, mai più non mi presenterò innanzi agli occhi suoi. Non avrà difficoltà nessuna ad obbliare le mie parole — le parole d'un infelice, a cui ella avrà usato pietà, la pietà d'ascoltarlo. È così poca cosa codesta! E che danno ne avrà ella mai? Questo momento l'ho desiderato tanto, ed ora che Iddio me lo concede, non voglia ella levarmene il bene!
Candida si appoggiò tremante alla spalliera di una seggiola che si trovò vicina; il giovane con appassionato accento, sempre in quella positura, continuò il suo discorso.
— Ella me non vide pur mai. Se la mia temerità, se il caso benigno non m'avessero pôrto quest'occasione a venirle innanzi, ella avrebbe ignorato pur sempre perfino la mia esistenza: ma io da lungo tempo, nascosto, perduto nella folla, seguo con incessante adorazione lo splendore della sua bellezza nel mondo, come il povero pastore segue la stella del mattino nel suo corso del cielo. Se il pastore volge le braccia alla stella e le manifesta i suoi aneliti, la sua adorazione, la stella non s'offende, e continua a brillar mite e benigna, consolandolo de' suoi raggi pietosi. Perchè sarebbe ella più crudele con me? Io non domando di più. Un amore ardente come il mio, nel mondo, non è facil cosa, glie lo giuro; e nella sua ardenza esso è il più modesto e rassegnato. Che fastidio deve recare a lei che io l'ami? E forse non sarà senza alcuna dolcezza neppure per lei il pensiero che un uomo è là, celato, umile, noncurato, il quale l'adora ed è pronto a dare tutto il suo sangue per lei. Venga un giorno in cui ella abbia bisogno della vita d'un uomo; la non avrà che una parola da dire, che un cenno da fare, e quest'uomo accorrerà lietamente, pronto al sacrifizio.
Il temporale pareva raddoppiare di furore. Le nubi erano così dense e basse che oscurato ne rimaneva il giorno. I lampi frequenti saettavano su tutti gli oggetti una luce livida, fugace, che dava strani aspetti alle cose. I nervi fremevano per l'elettricità ond'era satura l'atmosfera. Candida, sempre appoggiata alla spalliera della seggiola, aveva un tumulto nell'anima che non le lasciava facoltà d'avviso. Le più fiere risoluzioni s'avvicendavano rattamente nell'animo suo colle più cedevoli tentazioni: voleva suonare il campanello, fare scacciar dalla sua presenza quel temerario; poi tosto si compiaceva stranamente di abbandonarsi alla dolcezza che le insinuavano nel cuore quelle parole più soavi d'una musica, quelle parole che aveva udito nelle sue fantasticaggini mormorare da un essere immaginario e che ora le suonavano con irresistibile malìa d'accento dalla bocca d'un giovane onde ogni donna avrebbe tenuto a pregio l'essere amata. Volse ella uno sguardo a quello spirito tentatore; nello scuriccio di quel momento la fronte bianca di Gian-Luigi spiccava come un'aureola, i suoi occhi brillavano come due diamanti che riflettano la luce di mille fiamme. Egli era supremamente bello. Il sogno delle sue ore di solitudine s'era dunque incarnato; ed essa viveva in realtà in quell'ambiente di passione vagheggiato cotanto! Non le sembrava vero e pur si diceva con palpito concitato di gioia che era così. Tutto l'ardore del suo sangue si destava nelle sue vene e vivaci fiamme le salivano al volto nel suo turbamento più leggiadro ancora. L'orgoglio del suo titolo ispiratole dall'educazione, la virtù e la dignità di donna lottavano debolmente contro l'invadere della passione — di quella passione ond'ella con fatale imprudenza aveva rammentati in sè gli elementi e che ora ad un tratto divampavano. Il capo le tenzonava: i battiti del cuore erano frequenti e convulsi, come se timore e speranza, la gioia e l'affanno, tutti i più vivi sentimenti umani l'assalissero in una.
Il seduttore vide quello sguardo e seppe tutta interpretarne la significanza.
— Oh! t'amo: susurrò egli con voce che pareva un sospiro ed era dolce come la flebil nota notturna dell'usignuolo.
E premette le sue labbra ardenti sulla mano che ella, obliosa, conturbata com'era, non aveva pensato a togliere dalle sue.
A quel bacio — a quel caldo bacio che conteneva tutte le aspirazioni di voluttà d'un uomo desioso — a quel primo bacio appassionato di cui sentisse l'ardenza la sua epidermide, Candida fu scossa da un brivido, e come una vampa le corse per le vene e pei nervi. In quella un baleno più vivace illuminò del suo biancolastro chiarore la stanza, e il volto di quel giovane i cui sguardi gettavano fiamme negli occhi di lei, e la sua pallida figura, che Candida vide nello specchio drizzarsi come uno spettro. Gettò ella un gridolino soffocato e vacillò sotto l'èmpito delle varie emozioni. Gian-Luigi fu ratto a sorgere e l'accolse nelle sue braccia.
Si svincolò essa; si allontanò d'alcuni passi; ma non c'era sdegno nel suo aspetto, nè entro i suoi sguardi. Ell'era tutto tremante. L'audacia, la risoluzione, la forza di quel giovane avevano fatto in lei troppa impressione. Gian-Luigi venuto nel momento il più opportuno che si potesse per la seduzione di quella donna abbandonata e infastidita, si giovò di tutto l'interno lavorìo che aveva già fatto in essa la immaginazione malaticcia e sregolata; raccolse il frutto delle letture malsane, degli esempi perniciosi, del tumulto insoddisfatto dei sensi ond'era turbata la giovinezza di Candida. Le tante seducenti attrattive onde natura aveva fornito il compagno di Maurilio furono agli occhi della contessa ancora addoppiate dalla propria immaginativa che gli aveva preparato il terreno, che lo circondava di tutte le qualità del vagheggiato eroe.
Gian-Luigi — alla contessa conosciuto soltanto col nome di Luigi — tornò altre volte pur troppo in quel castello, mentre la giovine donna lo stava aspettando col cuor palpitante. L'Eden amoroso dietro cui ella aveva nella sua solitudine anelato cotanto, fu aperto all'incauta donna dalla mano di quel temerario che le appariva fornito d'ogni bellezza, d'ogni valore, di quella inesprimibile malia di forza e di affetto, onde l'uomo domina l'indole, l'anima e il cuore della donna.