Essa lo amò con tutta la potenza dell'anima sua, la quale dell'amore, sin dapprima, s'era fatto un bisogno, un idolo, un dovere, e non aspettava altro più che la venuta di quell'essere che di tanto tesoro sapesse impadronirsi. Luigi era venuto come un trionfatore e l'aveva di botto conquisa: era sua; le sembrava che avrebbe dovuto essere così ad ogni modo, che con ciò ella non faceva che acconciarsi agli obblighi del suo destino. Il suo orgoglio era tutto una umiltà in cospetto dell'amante. Quella superba figura da regina che nel mondo tutti accusavano di soverchia alterigia, nel solo a sola col suo diletto si cambiava nella devota natura di una schiava innamorata, pronta ad ogni cenno del suo possessore. Quella bellezza da tanti ammirata e desiderata, cui tutti avevano creduta inaccessibile: quella bellezza si concedeva con lieto e voglioso abbandono agli ardori d'uomo che compariva ricco e ben educato in società, ma cui pure nessuno sapeva chi fosse.
Il medichino a sua volta era stato sovraccolto dalla beltà di Candida; trovandosi con essa, quella prima volta, aveva ceduto alla subita ispirazione, allo ardore della gioventù, ed aveva mentito un amore che non esisteva ancora; poscia la sua tanta ventura, per quanto superbo egli fosse di sè, gli aveva prodotto una specie d'ebbrezza che diede ai suoi rapporti con lei tutte le sembianze d'un vero amore infuocato. La giovane donna ebbe dalla sua adultera passione momenti di trasporto ineffabili, gioie pur nella colpa sovrumane, delirii di paradiso.
Ah! infelice, con quante lagrime doveva ella scontare quegli istanti fugaci di un bene colpevole!
L'amore la dominava senza sua possibil difesa. Tutto il resto del mondo aveva essa obliato, o, per dir meglio, tutto concentrato in codesto. Luigi colla sua bellezza, colla sua ardenza, colla temerità della sua passione, rispondeva all'ideale che la sviata fantasia della contessa s'era formato d'un amante, rispondeva ai bisogni della sua indole, alla stranezza medesima dei sogni onde aveva cullato la sua noia precedente ed occupata la vacuità del suo spirito e del suo cuore.
Candida non aveva più cercato di saper nulla del suo amante. Si contentava di quel poco che egli avevale detto de' fatti suoi, — ed era invero sì poco! Le bastava conoscerlo quale a lei si presentava. Nell'espansione de' trasporti onde le inebriava l'anima, in quel fuoco di voluttà che le gettava nelle vene, la innamorata donna vedeva ogni ragione di essergli soggetta, di darglisi tutta, d'esser cosa di lui. Chi fosse, che contasse nel mondo, quali le sue attinenze, che cosa importava a lei?
Frequenti erano i segreti loro convegni. Il conte passava la maggior parte del suo tempo in città; per lettera ella avvisava Luigi quando potesse venire, ed egli accorreva. La cameriera di necessità erasi dovuta far complice, e la padrona ne comprava il silenzio con regali e con meno dignitosa compiacenza. Che palpiti di cuore, che sussulti di nervi, che orgasmi dell'anima eran quelli onde la contessa era travagliata nelle ore lente e fugaci che precedevano il momento in cui il suo amante l'avrebbe stretta fra le braccia! La notte, appoggiata al verone, sporta all'infuori la sua bella persona, stava, l'occhio teso per penetrar quelle tenebre e vedere da più lontano l'ombra del suo diletto. Tratto tratto si staccava di là e correva nell'elegante boudoir illuminato, dove si guardava nello specchio con occhio diffidente della sua bellezza; ed ora aggiungeva un fiore alle chiome, ora una collana al niveo collo, ora un gioiello al seno, e si domandava palpitante: — Sono io abbastanza bella per lui? Gli piaccio come voglio?
Il cristallo che le rifletteva lo splendore di sì giovanile beltà, la rassicurava; si salutava con un sorriso pieno di fiducia e di malìa e correva di nuovo al verone. Erano ore tormentose insieme e piene d'un acre diletto.
Nessun'ombra era venuta ancora ad oscurare quella luce elisiaca di amore, nessuna nube ancora era passata su quel sereno in cui nuotava l'anima sua. Candida si sentiva e nel suo cuore con infinita gioia si proclamava felice. Non un sospetto la amareggiava, non l'accenno neppure d'un rimorso. Amava ed era amata: tutto il mondo era lì.
La prima spina che le si fece sentire fra quei fiori inebbrianti fu quella della gelosia. La non ci aveva neppur pensato ancora mai. Luigi era così ardentemente amoroso! Non poteva in niun modo entrarle in mente pur l'idea che potesse volgere un istante d'attenzione non che un desiderio ad altra donna. Una sera, aspettandolo secondo l'usato al suo castello, e vistolo a comparire sotto i raggi della luna filtrati fra le frondi delle piante, Candida si ritrasse dal verone ove era stata tanto tempo aguzzando gli sguardi, e suo primo impulso fu correre giù delle scale all'incontro dell'amante, per introdurlo essa stessa dalla segreta porticina che soleva schiudergli il passo, per gettargli due minuti prima le braccia al collo e sentire la voluttà per lei immensa di essere stretta al seno di lui; ma un sentimento di dignità, ultimo sforzo del suo orgoglio aristocratico soggiogato, pur la trattenne. Incaricata di aprire chetamente la porticina a Luigi era la cameriera. La contessa stette sulla soglia della prima stanza del suo appartamento aspettando che il suo diletto, fatta di corsa la scaletta riposta, comparisse tosto a prenderla, come soleva, fra le sue braccia in un amplesso pieno di forza e di passione: e il suo cuore di donna innamorata le balzava nel petto. Ma parecchi minuti erano trascorsi, e Luigi non veniva. Che poteva far egli colaggiù? Un ratto sospetto corse come un lampo nell'anima della donna; un sospetto affatto incerto e indefinito, ma che pur valse a tutta conturbarla. Come sotto l'impulso d'un sentimento irrefrenabile, aprì essa l'uscio e si slanciò fuori sul ripiano a guardare giù della scala. In fondo a questa Luigi sorridente ciarlava colla cameriera, la quale moineggiava con civetteria imitata in mal modo dalle grazie e dagli attucci della padrona. La fante aveva in mano un lume che rischiarava la scena, e la troppo chiara espressione del viso di lui, e la simulata renitenza della giovane, traverso alla vita della quale Luigi aveva passato il suo braccio. Candida in un attimo vide tutto, e l'amplesso, e il riso rivelatore, e il bacio che egli osò mettere sulle guancie fresche e rotonde della fanticella. Tutto il sangue della contessa si rimescolò; un subito bollore le infiammò le vene e si precipitò al cervello quasi offuscandole e la vista e la intelligenza. Per primo impeto volle correre abbasso a schiaffeggiar quella pettegola a scacciar di casa sua quello sciagurato sì vilmente offenditore di lei e dell'amor suo; ma si trattenne. Ritirossi sollecita nella sua camera col sangue che le pulsava dolorosamente nelle tempia. I più fieri propositi passarono con turbinosa rapidità nella sua mente eccitata. Mai più vederlo, piantargli un pugnale nel cuore, gettargli sulla faccia il disprezzo degno di tanta viltà, farlo scacciare come un ladrone dai domestici: mille pazzie in mezzo ad un fremito di furore.
Non aveva ella ancora preso determinazione di sorta, quando l'uscio s'aprì chetamente, e Luigi le venne in istanza con sulla faccia quel medesimo sorriso che aveva poc'anzi abbracciando la cameriera.