E' s'inoltrò colle braccia aperte per darle il solito amplesso. Candida indietrò come inorridita. Un vivo rossore la colorò sino alla fronte, poi tosto diede luogo ad una pallidezza di cadavere. In mezzo a quel pallore i suoi occhi neri lucevano come due carboni accesi. Volle parlare, ma le labbra le tremavano e non valse a pronunziar parola.

— Che è ciò? Disse Luigi arrestandosi stupito. Che cos'hai?

La contessa voleva tacere la ragione del suo sdegno. L'umiliazione che l'uomo da essa amato le recasse sulla bocca le labbra calde ancora del bacio della sua cameriera le pareva troppo e troppo vergognosa per esprimerla, per lasciare pur supporre ch'essa la sentisse. In quel tumulto in cui si trovava la sua mente, s'era detto, vedendo entrare l'amante, di umiliarlo a sua volta col suo disprezzo, di troncare violentemente con esso quel nodo di amore che pure fino a quel punto le era stato così dolce, di bandirlo dalla sua presenza per sempre, senza pur dirgliene una ragione. Sentisse, egli che la sapeva, la sua colpa, ella non si abbasserebbe ad accuse nè a rimbrotti.

Ma la misera donna amava con tutta la forza dell'animo suo, e se codesto fiero modo sia possibile a donna che ami, lo lascio dire a voi, mie gentili lettrici.

Luigi domandò spiegazioni pressantemente, colla voce che pareva tremante di dolore, colla eloquenza della passione, colla malìa che ha su cuore di donna la voce dell'uomo amato. Alla resistenza di lei, all'asciutta fierezza delle risposte, all'orgoglio onde essa respingeva le sue supplicazioni, i suoi atti di amore, Luigi si disperò, parlò di morire, passò a sua volta ai rimbrotti.

L'orgoglio della debol donna non era più che una mostra. Ella cedette, disse tutto, e dalla maggior fierezza passando al più umile abbattimento, pianse. Che disse, che fece Luigi? Difficile il ripeterlo. Ben lo sanno gli amanti che si trovarono in tale situazione. Parlò con enfasi, giurò e spergiurò, la strinse fra le sue braccia con ardore irrefrenato, bevve le sue lagrime, la coprì di baci, la stordì con parole e con atti di amore; breve, all'alba si partì lasciandola persuasa che quella non era stata che una facezia, che il meglio era di farne caso nessuno e di non parlarne più.

Ma la spina era penetrata nel cuore di Candida, e l'arte del seduttore non l'aveva potuta estrarnela affatto, sibbene glie l'aveva infranta nella ferita e lasciatavi la punta, seme perenne di sospetti e di diffidenze, che avrebbe germinato.

Colla cameriera la contessa non disse nulla; e fuori di un maggiore riserbo e di una più esigente severità verso la fante, nessun cambiamento avvenne nella condotta della padrona. Fra i due amanti neppure non fu più mai parola di ciò, nè Luigi prestò più mai pretesto a somiglianti sospetti.

Ma un mese circa dopo questo avvenimento, per parte dell'amante accadde ciò che ancora mai non era accaduto; cioè ch'egli mancasse al convegno.

Fu una notte crudele per la contessa. Sino quasi all'alba stette essa al verone, inquieta, palpitante, ad aguzzar lo sguardo nella tenebra inutilmente. Come suole, mille paure, mille sospetti, mille crucciosi fantasimi l'assalsero. Che cosa poteva averlo trattenuto? Una disgrazia od un tradimento: l'uno e l'altra orribili al suo cuore di donna innamorata. In certi momenti faceva a calmare lo spasimo della sua anima, la febbre della diffidenza che la occupava. Esponeva la fronte alla brezza della notte per farsene rinfrescare il sangue; si sforzava a sorridere come per compassione della sua follia, cui chiamava il senno a vincere e domare. Voleva pensare che alcuna bisogna lo aveva trattenuto; ma qual bisogna mai, mentr'egli le aveva più volte dichiarato che l'unica sua occupazione era un tempo il darsi spasso ed ora s'era fatto l'amore per lei? Che non avesse ricevuto l'invito di venire? Impossibile! Il mezzo ond'ella si serviva per farglielo pervenire era sicurissimo. Che cosa adunque poteva averlo impedito, se non qualche ragione fatale per essa?