Al vedersi innanzi improvviso l'amante, essa gettò un grido di sorpresa e sorse come spaventata.
— Non ti sgomentare: disse col suo sorriso più amoroso Luigi; sono io... Io che anelavo al momento di venire a dissipare tutto quell'ammasso di brutti ed ingiusti pensieri che la tua lettera mi ha rivelato aver tu rammontato nella tua testolina riguardo a me.
La contessa guardò intorno con aria ancora smarrita.
— Mio marito è al castello; disse sommessamente. Potrebbe averti visto a venire, potrebbe vederti partendo. E' non entra mai di solito nel mio appartamento, ma pure...
— Rassicurati: rispose Luigi, prendendole una mano. Egli è là donde io vengo; l'ho lasciato a mezzo d'una partita di giuoco troppo interessante perchè egli l'abbandoni di tutta la notte. Mi sono affrettato a perdere tutto il denaro che avevo presso di me; poscia ho finto ritirarmi imbronciato colla fortuna ed irmene a fare svanire il cattiv'umore all'aria aperta. Avevo già ordinato mi si tenesse insellato il mio cavallo. In un salto ci fui sopra, e in un tempo di galoppo eccomi qua. Un'ora d'amore con te, anima mia, e poi ritorno colà che niuno avrà potuto pur notare la mia assenza.
Volle abbracciarla, ma essa freddamente si fece in là ed anzi levò da quella di lui, la mano che egli le aveva presa.
— Colà? Diss'ella con ironia sotto cui c'era sdegno e dolore. Dov'è egli questo colà?
Luigi accennò a rispondere, ma Candida non glie ne lasciò, prorompendo con impeto:
— Tacete! Non voglio nemmanco udirlo dalla vostra bocca. So tutto. Voi pure v'imbrancate all'impuro corteo di quella donna.
Queste parole furono pronunziate con tanto disprezzo che il rossore ne salì alla faccia di Luigi. I suoi occhi s'infiammarono un istante tremendamente, e sulla fronte si disegnò quella certa ruga che i lettori già conoscono, ma fu un baleno, e cambiata rapidamente quell'espressione collerica, quasi feroce, in un sorriso, egli disse con accento pacato ed amorevole: