Gian-Luigi fece un lieve inchino senza rispondere.
Candida tirò più libero il fiato. Le parole del conte ed il modo con cui le aveva dette non erano già d'un uomo che si acconci a cedere per paura, ma di tale che crede miglior convenienza lo evitare uno scandalo.
— Come mai, conte, a quest'ora? Domandò la donna con un'apparenza scherzosa, in cui pure si sarebbe potuto sentir tuttavia la traccia delle sue inquietudini.
— Che? Rispose il conte. È egli per ventura così tardi?
Guardò l'orologio che faceva muovere il suo pendolo sulla mensola del camino, e per vederci l'ora avanzò la testa fin da essere presso presso a quella di Gian-Luigi, il quale non si mosse, come se i suoi piedi avessero piantate le radici sulla lastra di piombo che innanzi al focolare difendeva il tappeto del pavimento dalle faville che potessero mandare gli scoppi della legna.
— To'...... È passata mezzanotte: soggiunse il conte. Credevo fosse di meno. Vuol dire che il tempo mi è volato via rapidamente questa sera, come fors'anco per voi, contessa.
Candida arrossì un pochino.
— Sì davvero: diss'ella pigliando un parafuoco per ripararsi la faccia, più che dal calore dei tizzi che ardevano nel focolare, dalla luce delle lampade che pioveva dallo sporto del camino. Il dottor Quercia ha avuto la bontà di sacrificarmi la sera per tenermi compagnia.
Il conte si volse di nuovo verso Gian-Luigi e gli fece un saluto del capo che pareva quasi un ringraziamento, ed in cui l'ironia era di guisa dissimulata e così fine che un uomo accorto non poteva a meno di sentirla, ma uno mediocremente educato non avrebbe potuto in nessun modo rilevarla.
Gian-Luigi corrispose con un altro saluto uguale; ma entro sè rodevasi maladettamente di quella situazione in cui si trovava, che sentiva ridicola e la più impacciosa che mai. Avrebbe dato non so che perchè la maliziosa gentilezza del conte si voltasse in un buono scoppio di collera.