Gian-Luigi venne colla stessa andatura lenta fin presso alla signora, e tendendole una mano con famigliarità da amico, le disse:
— Buona notte, signora contessa.
— Buona notte: s'affrettò a rispondere Candida, stringendo forte la mano di lui, come per segreta intelligenza, come per ringraziarlo di cedere a quel modo, timorosa ch'ella era stata alquanto non volesse il giovane ribellarsi al pulito congedo intimatogli dal conte. Quando ci rivedremo? Domani è mia sera di palchetto al Regio; spero che non la mancherà di venirmi a far visita.
— Me ne farò un dovere: rispose Gian-Luigi. S'inchinò poscia leggermente verso il conte, il quale abbassò il capo con mossa molto superba. Il giovane uscì meno contento di sè di quanto avrebbe voluto, sentendo che in quello scontro ad armi cortesi egli aveva avuto il dissotto, e mulinando come avrebbe potuto conseguire una rivincita quale convenisse non solo all'amor proprio, ma al suo interesse ed ai suoi disegni.
Il conte e la contessa rimasero soli; ella sempre seduta giuocherellando col parafuoco di cui servivasi a riparare il suo volto dagli sguardi del marito, egli dritto dinanzi al camino, dove poco anzi stava l'amante.
Per un poco non parlarono nè l'uno nè l'altra.
— Charmant garçon quel dottorino: disse poi il marito mettendo le mani dietro le reni come per riscaldarsele alla vampa.
Candida non rispose.
— A proposito! Di che cosa è egli dottore? Di leggi, no. Di medicina o di chirurgia, o di tuttedue?
Aspettò un momento la risposta della moglie, che non venne.