— Voi non sapreste dirmelo, contessa? Soggiunse egli facendo piombare il suo sguardo addosso alla donna che pareva assorta nella contemplazione delle figure chinesi trapunte sulla seta del parafuoco.

Candida crollò le spalle.

— Non andate già sognando, io spero, che discorriamo di medicina e di chirurgia. Che cosa volete dunque ch'io sappia? So che gli è un giovane molto a garbo... e mi basta.

Alla contessa era venuto di botto tutto il suo coraggio. Fino a che i due uomini erano stati a fronte, ella aveva dovuto fare uno sforzo per vincere la inquietudine che la occupava; ora ch'ella sola trovavasi in faccia a quel marito, di cui nulla avea potuto in essa ispirare nè rispetto nè simpatia, nè alcun sentimento di affezione o di gratitudine, ora la si sentiva forte e di subito s'era trovata pronta ad accettare la lotta su qualunque terreno la volesse il conte impegnare.

Questi riprese con accento più ironico che mai.

— Sicuro! Molto a garbo! È quel che dicevo io: charmant garçon. Sa trattare quasi come s'ei fosse qualcheduno, e parlandogli uno può anche obliare che non si sa chi sia.

Candida arrossì fino alla radice de' capelli.

— Vi sono dei nobili, diss'ella con accento irritato, i quali hanno i più numerosi quarti scritti nelle pergamene, e non sanno la creanza, e non hanno lo spirito di questo giovane che, come voi dite, nessuno sa chi sia.

Il conte s'inchinò con ironica galanteria verso la moglie.

— Avete ragione: diss'egli. A certuni non basta l'esser nati di nobil sangue per aver nobili modi, come del pari, ai più non basta l'aver acquistato dei titoli per aver preso addirittura con essi la vera nobiltà.