La contessa sussultò come riscossa da una violenta offesa. Si drizzò della persona che teneva abbandonata sul seggiolone, ed esclamò vivacemente:
— Non è vero, non è vero; questa è un'infame calunnia.
Il conte con una impertinente placidità le fe' cenno colla mano di calmarsi, e poi disse con accento tranquillamente sardonico:
— Pour Dieu! contessa, voi prendete fuoco più d'un zolfino. Ora io vi prego di due cose: prima di ascoltarmi con un po' di pazienza e non interrompermi, se volete che più presto io ne venga a capo; secondo di ritener bene che un conte Langosco non si fa mai eco d'una infame calunnia, per ripetere la vostra non troppo misurata espressione.
Candida si lasciò ricadere contro lo schienale della poltrona, come rassegnata ad udire le parole del marito.
— Or dunque, continuò questi, avevo l'onore di dirvi che il mondo curioso, pettegolo, mormoratore, maledico, anche calunniatore so volete, vedendo di queste cose e sentendole e ripetendole, si fa troppo agevolmente il concetto che quel cotale in siffatte condizioni si guadagni le sue rendite colla protezione della donna perduta, che piuma i merli ricchi in favore dell'amico povero...
Candida non disse nulla, ma il parafuoco aveva dei movimenti convulsi nelle sue mani, e il suo piedino batteva con febbrile agitazione sui fiori del ricco tappeto.
Il marito si curvò verso di lei con una cortesia ed un'amenità che le tornavano più irritanti di qualunque altra cosa.
— Ritenete bene, contessa, che io qui ora non affermo nè contesto nulla di nulla. Ripeto quello che dice il mondo e non altro.
La contessa non si contenne oltre.