Si curvò nelle spalle ed allargò tuttedue le braccia come per dire: è fatta e pazienza!
— Enfin, continuò egli, possano le cose volgere il meglio possibile a seconda del vostro capriccio, senza che mi mettiate nella necessità di farvi vedova di me — o di lui.
Candida si sentì l'anima offesa assai più da quel cinismo che non sarebbe stata dai più crudeli rimbrotti. Una profonda amarezza l'invase. Guardò alla sfuggita il sogghigno di quell'uomo corrotto a cui la Chiesa e la legge avevano unito tutta la sua vita, e le parve non che attenuata, ma quasi legittimata la sua colpa.
Ella tornò a sedere con una scioltezza quale avrebbe potuto avere in un colloquio indifferente colla persona che meno le ispirasse soggezione; ed aggiustandosi le sottane, disse al marito con accento di leggerezza in cui non avrebbe avuto torto chi avesse creduto scorgervi una tinta di disprezzo:
— E gli è per dirmi tutte queste belle cose da sermone che voi siete venuto in un'ora così insolita ad invadere il mio boudoir?
— No: rispose il conte: precisamente non è per questo. L'occasione ha mosse le mie parole. Certo non è ch'io non creda quell'argomento abbastanza di rilievo per dar ragione alla mia insolita comparsa; ma il vero è che io veniva per un'altra bisogna di cui mi occorre parlarvi.
— Ah ah! Esclamò la contessa guardando fisso il marito, mentre questi pareva tutto intento a scacciare colla punta affilata delle sue dita dalla rivoltura ricamata del panciotto nero qualche grano di polvere che non c'era. Che cos'è questa bisogna?... Ma volete voi star lì dritto come un piuolo tutta notte? Sedetevi una volta.
Il conte tirò presso al fuoco una poltroncina e vi si gettò su abbandonatamente.
— Come volete, contessa. Già, gli è una cosa spiegata in due parole. Sedendomi temevo di ispirarvi la paura d'una lunga conferenza; rassicuratevi, non è per tutta la notte che avrò l'onore di trattenervi, ma durante cinque soli minuti. Ecco di che si tratta. Il nostro intendente è il più onesto degl'intendenti. Quando si caccia in capo di rendermi i suoi conti mi annoia per un'ora con cifre interminabili alle quali io non capisco nulla. Questo benedett'uomo mi è venuto testè a far tanto di capo per certe faccende che io non so spiegarvi e che son certo, ancorchè ve le spiegassi, voi non sapreste capire. Non siamo di quel legno di cui si fanno i computisti, noi. Bref! conchiuse, dopo avermi fatto sbadigliare senza pietà, che occorre un certo atto per aver certi capitali a pagare certe partite, sotto il qual atto è necessaria, non che la mia, anche la vostra firma. Quell'originale mi proponeva di venire egli stesso da voi a dimostrarvi la qualità dell'affare e la necessità del medesimo. Vi ho voluto risparmiare tanto fastidio. Allons donc! gli dissi: queste son cose in cui non si ha da intromettere nessuno fra il conte e la contessa. Ed ecco il perchè io son qua. Ho domandato all'intendente: — Senza tante chiacchere, voi mi affermate in parola di galantuomo che codesto è necessario e che gl'interessi della contessa non ne sono menomamente lesi? — Egli me l'affermò. — Bene, io soggiunsi allora, quando sulla fede della vostra parola avrò ancora io affermato il medesimo alla contessa, ella mi crederà del pari, e sarà un affar finito. E voilà!
Tacque e si diede a lisciarsi e ripulirsi le unghie con un piccolo ferruccio che trasse dal taschino del panciotto. La contessa rimase un istante senza rispondere. Era evidente che la sottoscrizione di quella carta da parte sua equivaleva ad un qualche sacrificio di sue sostanze per trovare nuovo modo di procurar denari alla prodigalità del conte. Ella ebbe un momento il pensiero di non far così ad occhi chiusi; di mettere in campo la sua ignoranza degli affari per proporre al marito spiegasse la cosa al barone La Cappa, e dire ch'essa allora soltanto avrebbe firmato, quando il padre vi consentisse. Ma non osò. Ebbe paura prima del sogghigno con cui il conte le avrebbe fatto capire che quello era un diportarsi, come diceva egli, da bourgeois: poi rapidamente avvisò come quella domanda inchiudeva quasi un tacito patto che il conte veniva proponendole: di accordarle maggiore ancora quella libertà ch'essa invocava dietro il compenso della sua firma. Come ardire di rifiutarsi a quella domanda dopo ciò che era avvenuto e che s'era detto poc'anzi fra loro due?