Dopo due minuti di silenzio Candida disse bruscamente:
— E voi avete lì quella carta?
Il conte s'inchinò in segno affermativo.
— Date qui. Prese il foglio che il marito le porse ed andò ad un piccolo tavoliere elegantemente intarsiato, su cui c'erano un bellissimo buvard ed un calamaio lucente d'oro.
— Dove ho da firmare? Domandò essa, senza gettare neppure un'occhiata su quanto era scritto in quella carta.
— Lì al fondo: rispose il conte alzandosi egli pure e venendo presso a lei. Così va bene.
Candida gli restituì il foglio aperto, colla sua firma; il marito lo prese e lo accostò al fuoco per farvi asciugare l'inchiostro.
— Or dunque, diss'egli, non mi resta più che tornare a domandarvi perdono dell'avervi recato sì inopportuno disturbo.
Ripiegò il foglio e se lo mise in tasca, poscia prese la mano di Candida e glie la baciò con fredda galanteria.
— Buona notte, contessa: e ricordatevi sempre che in ogni qualunque caso vi occorra il consiglio o l'aiuto d'un amico, io sarò sempre tutto per voi.