Girò sui suoi talloni e se ne partì, senza che Candida, la quale gli aveva abbandonato la sua mano affatto passivamente, pensasse pure a rispondergli, nè dirgli una parola.

Quando fu sola, la contessa si lasciò ricadere su quella poltrona su cui era seduta prima. Aveva l'anima confusa e turbata, ed insieme un vuoto tremendo in essa. Non si sentiva appoggiata da nessuna parte, non sentiva appo nessuno il caldo d'un vero affetto. Fra quell'amante e quel marito si trovava in mezzo a due egoismi che la sfruttavano. Una profonda melanconia l'assalse; si conosceva isolata nella vita, delusa in ogni sua aspettazione.

Il conte rientrò nel suo appartamento, lieto di avere dalla firma di sua moglie nuovo mezzo a fare rovinosi imprestiti, che a lui troppo oramai oberato, e colla inalienabilità del suo patrimonio, non si volevano più accordare da nessun usuraio.

Il domani Gian-Luigi riceveva il seguente bigliettino scritto dalla contessa in francese:

«Non venite stassera al teatro Regio. Ho il dolor di capo, ci vado di cattivo umore; sono persuasa che la mia acconciatura mi starà male. Vi vedrò al solito luogo, all'ora solita, domani».

Il medichino spiegazzò quella cartolina profumata fra le mani e lasciò sfuggire una espressione di contrarietà che andava sino alla collera. Candida aveva ceduto alla volontà del conte che le aveva imposto questo sfratto del giovane borghese dal palchetto frequentato dal fiore il più sopraffino dell'aristocrazia? Questo sfratto era egli il precursore d'un altro più grave ancora dal superbo palazzo degli Staffarda? La contessa si era ella indotta a rinunciare pubblicamente all'attinenza d'un amico non titolato per non compromettere l'orgoglio nobiliare della schiatta, contenta di abbandonarsi pienamente in segreto nelle braccia d'un amante plebeo? Se ciò era, la cosa non conveniva niente affatto al nostro eroe. Egli, per certi suoi calcoli, ci teneva non solo ad essere, ma a comparire l'amante di una delle prime dame della città; ad aver libera entrata nelle sale aristocratiche d'una famiglia fra le più illustri ed antiche e godervi d'un trattamento di pari a pari — o poco meno — con tutti i superbi blasonati che premevano coi piedi i tappeti di quelle sale. Ciò avrebbe messo suggezione alla curiosità ed alle ipotesi della gente; avrebbe dato a lui ed alle sue cose una onorabilità indiscutibile e posto in iscacco persino quell'Argo cieco molte volte in gran parte de' suoi occhi, ma pur tuttavia sempre più curioso d'ogni curiosità femminile, voglio dire la polizia.

Ma s'egli si lasciava allontanare così di piano, e chiudere l'uscio della sala in faccia da quella stessa mano che gli apriva l'usciolo segreto del boudoir, questo suo intento era irremissibilmente perduto. Inoltre non voleva Gian-Luigi che il conte potesse pur pensare ch'egli si fosse tenuto lontano per paura o suggezione di lui. Gli veniva in mente il sogghigno che avrebbe fatto il marito della contessa quando non avesse visto a comparire di tutta sera quel giovane ch'egli il giorno prima aveva già fatto partire dallo stanzino della moglie, e Gian-Luigi sentiva il suo sangue, più orgoglioso d'ogni altro mai, rimescolarglisi addosso. Egli aveva concepito l'audace disegno d'imporsi anche al conte, e mentre già parevagli per lo addietro essere bene progredito per quella via, ecco che ad un tratto e' se ne sarebbe lasciato sopraffare.

Si vestì con aggraziata eleganza e nel pomeriggio si recò al palazzo Langosco un po' prima dell'ora in cui la contessa soleva aprire il suo salotto alle visite. Il domestico a cui si presentò gli disse che la contessa, poco bene di salute, quel giorno non avrebbe accolto nessuno. Gian-Luigi non si mostrò nè stupito, nè offeso il meno del mondo. Chiese vedere la cameriera della contessa per sapere più esatte le notizia della preziosa salute della padrona. La fante — che era sempre quella medesima — fu chiamata, ed essa e il medichino si raccolsero a parlar sotto voce nella strombatura d'una finestra.

— Dimmi il vero, cominciò Gian-Luigi, l'ordine di non ricevere, riguarda me soltanto.

— No: rispose la cameriera, la quale colla famigliarità del suo contegno ben mostrava come fosse in intima attinenza col giovane: riguarda tutti.