— Ah biricchina! Vienci ad ogni modo. E siccome può essere che più per tempo io abbia qualche occupazione, fa di venirci verso le dieci che io procurerò d'esser libero affatto per poterti dare un'udienza come ti piace.
E in ciò dire fece scivolare uno scudo nella mano grassetta della giovane, la quale sorrise tutto lieta e della mancia e più ancora delle parole del bel medichino.
Questi uscì, si recò al tiro di pistola, dove si esercitò per un'ora, fu al caffè Fiorio dove mostrò al bigliardo una valentìa maggiore ancora del solito, andò a pranzo da Trombetta, e fece meravigliare i commensali della tavola da pasto della vivacità e dell'allegria del suo umore e del suo ingegno; poscia, fumato un sigaro d'Avana passeggiando lentamente fra la calca dei portici, andò a casa a vestirsi coll'abito nero, ed entrò verso le nove co' suoi guanti paglierini freschi freschi alle mani nel caldo ambiente della platea del Teatro Regio.
Un timore aveva egli nell'animo: quello che Candida non fosse andata al teatro. Ma questo timore fu dileguato di subito. Gettò egli tosto un'occhiata al palco di second'ordine che apparteneva alla contessa, e la vide abbagliante di bellezza e di gioie, in tutta la pompa d'una sfarzosissima acconciatura.
Candida vide tosto ancor essa, appena giunto, il suo amante nella platea. Gli occhi di lei si volgevano spesso alla porta d'entrata; ella avea scritto a Luigi di non venire, e pur non sapeva se in quel momento le fosse più caro ch'egli obbedisse a quel cenno o meno. La disobbedienza non sarebb'ella stata un segno del vivo desiderio di vederla, e quindi un segno d'amore? Forse, dov'egli non si fosse mostrato, questo sentimento sarebbe stato quello che avrebbe finito di predominare nell'animo della contessa, la quale avrebbe preso il facile rassegnarsi di lui per prova d'una quasi indifferenza; eppure al momento in cui i suoi occhi furono come per influsso magnetico chiamati alla platea dalla presenza di lui, Candida provò una viva contrarietà. I suoi lineamenti si atteggiarono rapidamente ad una espressione di dispetto e gli occhi lanciarono una fiamma di rimprovero al sopraggiunto per volgersi quindi altrove, mentre nell'aspetto e nelle parole essa si metteva ad ostentare un'allegria che non aveva prima, e degnava di sorrisi e risatine, che non meritavano punto, i discorsi dei visitatori del suo palco.
Gian-Luigi non apparve niente affatto mortificato di questa poco lusinghiera accoglienza; fece un suo superbo sorriso, e ripulito ben bene da ogni appannatura i cristalli del suo elegante cannocchiale che aveva preso, salendo la scala, dal custode che li tiene in guardia a comodo degli abbonati, si diede con attenzione ad esaminare la sala.
Il teatro era affollato da uno di quei pubblici eleganti che ora ci si vedono raramente, ma che allora, sotto il regno di Carlo Alberto, era il pubblico solito agli spettacoli di quella massima scena torinese. I due primi ordini di loggie erano riservati solamente all'aristocrazia, la quale mandava in gran pompa le sue dame cariche di titoli, di quarti e di diamanti; al terzo ordine cominciava a potersi insinuare la borghesia, quella più ricca e che avesse uno zampino nelle cariche dello Stato, magistratura o ministeri; nel quarto e quinto potevano introdursi, non senza stento il commercio e l'industria, cedendo il passo però all'ozio ed alla nullità ammantati sotto il comodo titolo d'avvocato, comprato con una facile laurea. Occhi belli e brutti, gioie ed ori, colori smaglianti e spalle nude, fiori artificiali e guancie imbellettate brillavano da tutte parti. Le regine della moda e della bellezza attiravano su di sè maggiormente l'attenzione, e gli abiti neri e le spalline lucenti della platea se le additavano a vicenda dicendo il nome. Alle bellezze nobiliari dei primi ordini faceva però quella sera concorrenza assai potente una strana bellezza che sfoggiava uno sfarzo impertinente in una mossa piena d'audacia nelle alte sfere del quarto ordine, e molti erano i cannocchiali che si appuntavano sino a quel rimoto cielo a contemplare quell'astro non ordinario di tali plaghe, che ci si mostrava come una stravagante cometa.
Era una donna giovane, sola, con apparenza tutt'altro che di modestia. Aveva una massa enorme di capelli d'un biondo che tirava sul rosso i quali facevano intorno al suo volto non brutto, ma più provocante che bello, un'aureola d'oro; aveva certi occhi di colore indefinibile, che ora ti parevano azzurri e limpidi come un cielo sereno, ora d'uno scuro verzigno come un mare commosso. Aveva forme voluttuose che si vedeva compiacersi ella di mettere in mostra con procace atteggio. Le labbra carnose, rosse del color di sangue che spiccia fresco dalla vena, spiravano una voluttà che quasi direi feroce e potevano essere indizio ad un osservatore per giudicar male degli istinti di quella creatura. Si vedeva insomma che essa apparteneva a quella razza di donne-vampiri, che, senza ispirar mai un vero amore, pur tuttavia s'impadroniscono del senso, dell'anima, del cervello di quanti uomini sono troppo deboli e troppo incauti per non romper tosto la prima maglia della rete gettata su di loro, e fisicamente e moralmente li depauperano, li spogliano, come d'ogni avere, così d'ogni generoso affetto, d'ogni virtù; Dalile che fanno un debole e vile d'ogni più vigoroso Sansone.
Il contegno di questa donna era tutto una provocazione ai sensi e dirò anzi ai vizi degli uomini, una sfida all'onestà delle donne, in una calma che si sarebbe potuta dire cinismo; una calma da paragonarsi a quella d'una tigre in riposo, pronta a balzare al primo svegliarsi d'un istinto di sangue. Sotto alla pioggia di luce del lampadario che gettava i raggi delle sue fiammelle su quelle forme da etaira greca, le carni sode, leggermente abbrunate della sirena avevano dei riflessi, che quasi direi metallici, pieni d'incanto inesplicabile. Vestita d'un color di fiamma viva, ella spiccava sulla doratura monotona di tutto il teatro, come una nota acuta in un canto grave e solenne. Era, per dir così, una piacevole disarmonia. L'acconciatura di lei appariva come il portato d'un'arte selvaggia, istintiva, ma tanto più efficace; ed aveva intanto il merito rarissimo di uscir fuori dello stampo comune. Possibile che non piacesse, ma impossibile che su di lei non si fermasse l'attenzione di chicchessia.
Il medichino che seguendo la direzione dei cannocchiali della platea scoprì ancor egli la bizzarra, brillante figura di quella donna, la quale sporgeva fuori del parapetto il suo busto audacemente scollacciato, fece un moto di contentezza e schiuse le labbra ad un sorriso. Aveva riconosciuto la Leggera.