— Signore!... Esclamò il contino che divenne rosso come un galletto.

Candida fu sollecita ad intromettersi.

— Conte San Luca, diss'ella, mi saprebbe dire chi è quella signora vestita in azzurro, là, quasi di faccia, al terz'ordine?

San-Luca rispose alla contessa e non disse più altra parola al dottor Quercia: questi da parte sua non disserrò più le labbra.

Poco dopo, entrato un altro visitatore, fu la volta di San-Luca a dipartirsi. Passando innanzi a Gian-Luigi per dar luogo a colui che entrava e faceva ad inoltrarsi per salutar la signora, il contino dovette accostarsi al medichino e per disavventura gli pestò un piede. Gian-Luigi alzò la faccia verso San-Luca come aspettandone una parola di scusa, e poichè questa non veniva, egli disse forte colla medesima calma:

— Le faccio osservare, signor conte, che quella cosa cui Ella ha calpestato con sì poca destrezza è il mio piede.

San-Luca non se ne diede per inteso il meno del mondo ed uscì. Luigi soggiunse allora a voce alta che tutti potessero udir bene:

— Ho sempre creduto sinora che chi facesse come ha fatto adesso il conte di San-Luca e non si scusasse commettesse atto da villano.

Il contino certo udì queste parole, perchè l'uscio si riaprì di nuovo a metà, come s'egli volesse rientrare; ma poi, cambiato avviso, continuò il suo cammino.

Luigi non parlò più. Aspettò con santa pazienza che il suo turno venisse di andarsi a sedere in prospetto alla contessa, e quando esso fu arrivato invece di passare sul seggio che gli competeva, porse la mano alla signora e ne tolse commiato.