Il contino represse un atto di dispetto, strinse la mano a Langosco, fece un cenno di saluto col capo al suo avversario e partì.
Il medichino ed il marito di Candida rimasero fronte a fronte, e si guardarono per un poco ambedue negli occhi. Il conte si ricordava del contegno tenuto la sera innanzi da quel giovane e non dubitava del suo coraggio; Luigi che diffatti non temeva nulla, divisava d'essere modesto e temperato pur tuttavia, per guadagnarsi i suffragi dello stesso padrino del suo avversario.
Cominciò a parlare il giovane:
— Duolmi, assai che il conte di San-Luca mi abbia prevenuto in due maniere; prima inviando a chieder da me quelle spiegazioni che io era in diritto e nella precisa intenzione di chiedere a lui; secondo incaricando di ciò colui appunto, al quale io aveva in animo di rivolgermi per domandare consiglio e il suo potente sostegno.
— Me? disse il conte tutto stupito, mettendosi una mano sul petto. Era suo proposito di richiedermi di farle da padrino?
Gian-Luigi s'inchinò.
— Non la avrei pregata subito d'essermi padrino, perchè codesto suppone già il duello come necessario, ed io mi sarei lusingato che coll'intervento della S. V. il contino di San-Luca avrebbe inteso ragione, ed uno scontro si sarebbe potuto evitare.
— Oh oh! Esclamò il conte. Avrebbe forse più caro d'evitarlo?
— Signor sì: rispose fermamente Luigi pur con evidentissima audacia nello sguardo: perchè se molto è l'onore per me nel cimentarmi col signor conte, credo poi che la cosa in fondo non valga la spesa di mettere a repentaglio la vita di due uomini, di cui uno d'illustre prosapia e l'altro non voglioso affè di tirar giù così presto il telone sulla commedia della sua vita.
— Di modo che: disse lentamente il conte di Staffarda, serrando le ciglia per gettare uno sguardo acuto ed incisivo sul giovane che gli stava dinanzi; di modo che lei rifiuterebbe uno scontro...