— Non dico questo: interruppe vivamente Gian-Luigi. Dico che se a me, come si doveva, fosse stata lasciata l'iniziativa in questo affare — imperocchè io sono l'offeso dai diportamenti del signor conte — io avrei mandato non a recare un cartello di sfida, ma a domandare a chi mancò di creanza verso di me le opportune spiegazioni...

— Il conte di San-Luca non dà spiegazioni di fatta alcuna: disse asciuttamente Langosco.

— Ha torto; ribattè pacato il medichino. Perchè quando si oltraggia qualcheduno senza ragione, si deve dichiarare che la cosa è successa involontariamente, o si confessa che si è un prepotente...

— La prego di risparmiarmi i suoi apprezzamenti. Noi siamo qui ora per altra bisogna. Accetta ella una disfida?

— Non la rifiuto e non l'accetto. Dico che c'è campo da trattare.

— Noi non trattiamo. Se non vuole una disfida, è ella disposta a fare le sue scuse al conte di San-Luca?

Un vivo rossore corse al volto del medichino; pure si contenne calmo e diede lentamente la risposta.

— Farei queste scuse, quando fossi persuaso che il torto è dalla mia parte; ma siccome invece è chiaro che tutto il torto è da parte di colui ch'ella rappresenta, non posso far io una cosa che a lui in verità toccherebbe di fare. Permetta, signor conte, che io le parli colla franchezza cui mi pare che la non breve consuetudine facciano lecita al suo compagno di caccia e di sollazzi: un duello io non lo desidero, perchè ho l'onore di assicurarle che in un duello io sarei vincitore, e l'aver ferito o peggio, il conte di San-Luca è un troppo pericoloso onore per me. Quindi io sarò disposto a finir la contesa pacificamente affatto.... ma ad una condizione: che non mi si domandi nulla che altri non farebbe, che ella stessa, signor conte, non vorrebbe fare...

— Eh! io non farei nemmanco tante chiacchere: disse con impazienza il conte Amedeo.

Gian-Luigi prese subitamente un aspetto più superbo e più fiero di quello del suo interlocutore.