Ma Zoe era temprata con nervi d'acciaio, e in quella lotta dell'organismo per acconciarsi a siffatte condizioni d'esistenza, la parte fisica si era afforzata di guisa da vincere, soffocando quasi del tutto la parte morale, che in tali circostanze è quella che procura i maggiori tormenti alle anime oneste.
A dodici anni la era una delle acrobatiche e delle ginnastiche più brave che si potessero vedere, e il suo sviluppo fisico era tale da presentare una precoce adolescenza, ch'ella stessa, prematuramente corrotta nel suo pensiero, si compiaceva a rendere tentatrice ai vizi dei libertini. Le nozioni del bene dove avrebbe ella potuto attingerle? Del pudore e dell'onestà femminile dove averne gli esempi? Il vizio e la corruzione fin dalla sua infanzia le erano stati compagni, come cosa naturale, come l'ambiente necessario in cui vivere. S'era ausata ad udire, vedere e ridere di tutte le morali sconcezze che riguardano i rapporti dei due sessi, come se questa fosse una parte del suo mestiere, una condizione del suo essere. I suoi principali erano pronti a venderne la bellezza al primo che loro offrisse patti convenienti; e non glie lo nascondevano: il saltimbanco intanto sentiva di quando in quando delle velleità di appropriarsi esso stesso quel boccone che avrebbe fatto gola al più frusto libertino del mondo.
È doloroso aver da rivangare questa melma sociale, e noi passeremo solo di sfuggita sopra tali orrori. Zoe s'accorse delle intenzioni del suo principale, e non se ne indignò, non sapendo neppure che c'era caso da indignarsene. Per un preannunzio di quel carattere che doveva essere il suo, di quella infame sorte a cui era predestinata, essa non pensò altro che tentar di ricavare il miglior profitto possibile dalle intenzioni del saltimbanco. Fino d'allora la cortigiana si rivelava in tutta la sua essenza. Chi indovinò eziandio i tristi propositi del saltimbanco, e ne soffri immensamente, fu il povero Pagliaccio. Gli anni erano passati anche per lui, ma pure non avevano recato alcun cambiamento alle sue meschine sembianze. Era sempre il mingherlino macilento, le cui gambe sottili e le braccia grosse come canapuli ballavano nelle vestimenta troppo larghe, senza un pelo di barba sulla faccia, sempre colla sua aria melensa, tra mesta e timorosa e meditativa.
Eppure la sbocciante bellezza di Zoe aveva prodotto un grande effetto anche nell'anima di quell'infelice. Non le parlava quasi mai, eccetto per dirle ciò che era strettamente necessario, ma la seguiva cogli occhi continuamente, e quando nessuno poteva scorgerlo, il suo sguardo addormentato balenava d'una subita fiamma; talvolta, suonando l'organetto, mentr'ella faceva i suoi esercizii, egli dall'ammirazione rimaneva lì a bocca larga, colla mano per aria, e Zoe doveva gridargli colla sua voce chiara e vibrata, all'udir la quale egli si riscuoteva tutto:
— Animo Pagliaccio! Su la musica!
Ed egli, con nuovo ardore, quasi arrabbiato, si dava a girare il manico dell'organetto.
Anche per ragione d'interesse, Zoe era diventata carissima al saltimbanco. La bravura di lei e le grazie della sua persona, guadagnavano le simpatie di tutto il pubblico, e quando essa andava in giro col piattello, l'introito era sempre vistoso.
Il saltimbanco, incoraggiato da questi successi ad essere ambizioso, determinò lasciare il suolo libero ed il cielo scoperto delle piazze per provvedersi di un baraccone di tele tirate su listelle e piuoli; e volle quindi eziandio aumentare le attrattive dello spettacolo offerto agli avventori. Un bel dì, quando già la piccola compagnia dava le sue rappresentazioni nella baracca, il saltimbanco istrusse Pagliaccio ad essergli compare in un nuovo giuoco, che egli voleva eseguire, e mercè le strapazzate e le battiture, in poche lezioni ridusse il povero figliuolo a fare appuntino quello che egli voleva. Il giuoco era questo; il saltimbanco avrebbe fatto caricare da uno degli spettatori una pistola, mettendovi dentro una vera palla di piombo, ma Pagliaccio nel riprenderla dalle mani di colui che l'aveva carica, doveva destramente sostituire a quell'arma un'altra perfettamente identica solamente caricata a polvere; allora il saltimbanco avrebbe invitato chiunque volesse dell'assemblea a far fuoco su di lui alla distanza di due passi: naturalmente Pagliaccio avrebbe dato a questo cotale la pistola senza palla, e quando egli avesse sparato, il saltimbanco avrebbe mostrato al pubblico nella sua mano una palla che si terrebbe all'uopo fra le dita e che fingerebbe aver colta a volo.
Enormi cartelloni annunziarono questo giuoco sotto il titolo: L'uomo che non può essere ucciso. Straordinaria invenzione mai più vista, ecc., ecc. La curiosità degli abitanti di quella piccola città di provincia, in cui la compagnia si trovava, fu solleticata di modo che un numeroso pubblico accorse. A tutta prima nessuno volle sparar la pistola; ma poi, dietro le sollecitazioni del saltimbanco, un antico militare di più coraggio acconsentì a far fuoco. Il saltimbanco illeso mostrò al pubblico entusiasmato la palla che aveva tra mano e che tutti credettero fosse quella cui avevan visto mettere nella canna della pistola. Tutta la città volle vedere siffatta meraviglia; e tra questo giuoco e le grazie di Zoe, la cassa del saltimbanco ebbe allora una fortuna non mai conosciuta dapprima.
E questa fu la causa della perdita del saltimbanco. I buoni guadagni lo resero più frequente nell'ubbriacarsi, e quando era ubbriaco egli diventava una belva feroce. Zoe aveva saputo temporeggiare e schermirsi sin allora; ma una sera lo scellerato uomo, non solamente le parole più, ma usò la violenza. Pagliaccio era in un cantuccio raccolto in sè al solito, dimenticato come sempre. Che cosa passò mai per l'anima di quell'infelice? E' saltò su come spinto da una molla e venne a piantarsi innanzi al saltimbanco a parare la vittima di lui, difensore fremente ed inefficace. L'ubbriaco, con uno sdegno pieno di stupore, gli diede parecchie ceffate e credette averne ragione: ma no: il disennato resistette, osò ribellarsi, ardì cimentare le sue deboli forze contro le erculee membra di quel sansone. Il trattamento che ne ebbe il temerario, fu tale che Zoe gettossi disperatamente in mezzo domandando pietà. Il saltimbanco gettò il giovane mezzo morto in un angolo: senza che quel disgraziato avesse pur disserrato le labbra per chiedere misericordia, per fare un lamento. Buttato là come uno straccio, egli teneva i denti stretti e i pugni contratti, pallido come un morto, sanguinoso pei colpi ricevuti, ma nello sguardo il fuoco d'un odio implacabile, feroce.