Il saltimbanco tornò senza più contrasto alla sua infame violenza.....

La giornata di poi si dovette far riposo perchè Pagliaccio non poteva a niun modo prender parte alla rappresentazione: ma due giorni dopo, all'annunzio d'una nuova ripetizione del giuoco dell'uomo invulnerabile, una gran quantità di spettatori s'accalcava nel baraccone, e Pagliaccio colle lividure del suo viso ricoperte dalla farina e dal belletto rallegrava il pubblico delle usate facezie.

Venne il momento di eseguire il tiro della pistola contro il saltimbanco. Questi, secondo il solito, diede a caricare l'arma ad uno degli spettatori, il quale mise in essa la sua brava palla; fece ritirare la pistola, com'era usato, da Pagliaccio, e poi domandò qualche coraggioso fra gli astanti che gliela sparasse verso il petto alla distanza di due passi. Come tutte le volte ebbe luogo una esitazione nel pubblico, e nessuno volle dapprima prestarsi a tale ufficio; ma il saltimbanco insistendo replicatamente e vivamente, uno acconsentì finalmente a questa prova. Prese da Pagliaccio la pistola, — ma nessuno osservò che in quel punto la mano di Pagliaccio tremava, — e impostatisi come occorreva, egli lo spettatore e il saltimbanco, il primo abbassò l'arma all'altezza del petto di quest'ultimo e fece fuoco. Il saltimbanco gettò un grido, la sua faccia si contrasse e di colpo precipitò lungo e disteso per terra. La palla gli aveva attraversato il cuore. Una voce sola d'orrore s'alzò da tutto il pubblico, alcune donne svennero, successe un tumulto indescrivibile. Zoe guardava tutto stupita di dietro la tenda ove si riparavano per vestirsi, quando Pagliaccio le fu accosto come caduto dal cielo.

— Ho vendicato me, te e le infelici che quell'infame ha assassinato. Diss'egli con voce sorda. Vuoi tu venir meco? Io per te affronterò ogni cosa.

La fanciulla si tirò indietro spaventata.

— No, no: diss'ella.

Pagliaccio la prese violentemente tra le braccia, la serrò con passione convulsa al suo seno, le stampò sulle labbra un bacio che ardeva, poi lasciatala libera, quasi respingendola da sè; fuggi dalla parte posteriore del baraccone. Zoe mai più non lo vide, nè mai più intese novella di lui.

Alla morte del saltimbanco, nella piccola compagnia ridotta alla donna ed alle due giovinette, successe la maggiore miseria che avessero ancora provato mai. I guadagni che si facevano ora, sulle pubbliche piazze dove erano tornate a dare spettacolo, dopo vendute le cose migliori; que' guadagni erano sì pochi che appena se ne avevano il pane da sostentarsi. L'umore della donna non avea ragione di abbonirsi e i mali trattamenti fioccavano sulle povere fanciulle rimaste alla discrezione della sua anima crudele e scellerata.

Zoe meditava sottrarsi ad ogni modo a quella vita d'inferno, quando la fortuna volle aiutarla, porgendogliene il mezzo. Il direttore d'una compagnia di cavallerizzi, vistala un giorno a fare i suoi esercizi sulla piazza, comprese che quella avrebbe facilmente potuto diventare una eccellente artista per la sua compagnia e fu dalla donnaccia, cui credeva madre della giovinetta, a domandargliela. La megera, che aveva soltanto più quelle due povere creature onde guadagnarsi il pane, rifiutò con male parole; ma Zoe, quando seppe che la compagnia equestre stava per partire da quella città, scappò di casa, e recatasi al direttore della medesima, gli disse:

— Son qua. Pigliatemi se volete e vi seguirò sino in capo al mondo.