Il medichino rispose brutalmente:
— Perchè non sono abbastanza ricco per comprarvi, e mi accorsi tosto che voi non avete nè cuore, nè sensi da potere essere sedotta dall'amore.
La Leggera fece un miracolo, arrossì.
— Voi avete ben trista opinione di me..... E s'io ci tenessi a provarvi che avete torto?
— Non domando di meglio.
Alcuni mesi dopo questi due, da amanti — se si può dar loro tal nome per la relazione che avevano insieme — erano diventati confidenti e direi quasi complici nella prosecuzione d'uno scopo comune, che era una guerra nascosta, ma accanita e implacabile contro i favoriti dell'attuale assetto sociale. Si erano intesi compiutamente, le loro anime, i loro odii, le loro invidie, i rancori, le avidità s'erano affatto compenetrati e camminavano di conserva assecondandosi.
Zoe, dietro le splendidissime offerte d'un alto personaggio che teneva un posto dei primi nella gerarchia dei potenti della terra, aveva finito per abbandonare la sua carriera artistica, a ciò consigliata eziandio da Gian-Luigi; e nella sua dimora, la più sontuosa che si potesse immaginare, accoglieva tutta la gioventù mascolina elegante che avesse denari da gettare nelle matte spese, negli sfarzosi regali, nelle sciocche futilità del lusso il più sfrenato e nel giuoco, a cui sorgeva non mai abbandonato l'altare nelle sale della mantenuta.
In queste sale entriamo dunque sulle orme di Gian-Luigi, il quale dopo il teatro vi si recò insieme con quei due che aveva scelto a suoi padrini pel duello intimatogli dal conte San-Luca.
CAPITOLO XXVI.
Le sale della Leggera erano piene di luce e di uomini fedeli di tutto punto ai dettami del figurino. Ad un tavoliere di Faraone sedeva per tenerci banco Gian-Luigi. A mezzo d'un taglio, i due ufficiali ch'egli aveva condotto seco, i quali s'erano accontati in un salotto vicino col marchesino di Baldissero e col conte Langosco, vennero a dirgli in un'orecchia: