— Tutto è inteso.
— Va bene: disse con tutta indifferenza il medichino. Dopo il giuoco i ragguagli.
E continuò con tutta scioltezza e col più allegro umore del mondo a trar giù le carte, le quali, come se obbedissero alla volontà da lui manifestata in teatro alla Zoe, quella sera gli erano avverse inesorabilmente e lo facevano perdere a rotta di collo.
Ma nello stesso tempo che il giovane appariva in una vena di tanta disgrazia, mai non s'era mostrato tuttavia in tanta vivacità ed allegria di spirito; di guisa che i giuocatori che si stringevano al tavoliere da lui tenuto, tra per la contentezza del guadagnare, tra per la felicità e il brio dei motti che schioppettivano sulle labbra del medichino, avvicendavano le parole del giuoco colle più franche risate in una conversazione animatissima e burlona.
Il conte di Staffarda era venuto ancor egli ad aggiungersi a quel cerchio e guadagnava ancor egli, anzi guadagnava più ancora degli altri, quantunque avvezzo ordinariamente a perdere di molto: le carte sotto le mani di Gian-Luigi parevano metterci una certa galante insistenza a farlo vincere. Anche il conte rideva delle uscite e dei motti del medichino, e, fra se, ammirava più che gli altri quella libertà dello spirito, quell'agiata noncuranza, egli che sapeva il giuocatore alla vigilia d'un giuochetto non affatto scevro di pericoli.
Dopo un'ora Gian-Luigi depose le carte e si alzò senza pure una moneta più innanzi a sè nè in tasca.
— Basta: diss'egli. Lascio altrui il vantaggio del banco.
Aveva pagato tutte le vincite a contanti, eccetto il conte Langosco al quale rimaneva ancora debitore d'una cinquantina di marenghi su parola.
— Signor conte: gli disse, passandogli vicino nell'allontanarsi dal tavoliere: le rincrescerebbe venir meco per cinque minuti di là?
Il marito di Candida nulla rispose, ma si alzò e si mostrò pronto a seguire il giovane, il quale, entrando innanzi, andò sino ad una galleria che guardava verso il cortile, nella quale, chiusa a cristalli, erano tenuti come in una stufa arbusti e fiori vagamente disposti. Lampade frammesse alle frondi e pendenti dalla volta entro cestellini vestiti di piante erratiche fiorite, illuminavano vagamente quel luogo in cui appena era se giungeva il mormorio delle voci di tanta gente raccolta nei due salotti.