— No, signor conte. Anzi tutto io sono convinto d'aver la ragione dalla mia, e che il signor di San-Luca fu meco villano e screanzato. Ho quindi per me lo sdegno dell'orgoglio offeso e la coscienza del mio buon diritto. Inoltre, avessi anche torto, le confesso che non credo sia nato ancora l'uomo che possa incutermi un timore od una soggezione.
Gian-Luigi diceva codesto con tanta semplicità e con una sicurezza così spoglia di jattanza che il conte avvertì quella essere la pura e semplice verità.
— Quanto poi alla sicurezza del mio polso....
Adocchiò sopra il tavolino che era in mezzo alla galleria una di quelle piccole pistole a solo cappellozzo, che si dicono di salon, colla quale la Leggera si divertiva a tenersi la mano e l'occhio esercitati al tiro, e fu a prenderla.
— To', continuò Gian-Luigi, ecco che posso dargliene tosto una prova.
Caricò la pistola d'uno di quei cappellozzi colla pallina di piombo, ond'era piena una scatoletta che trovavasi su quel medesimo tavolino, poscia fattosi ad un capo della galleria guardò verso l'estremità opposta qual oggetto potesse prendere per punto di mira.
— Guardi: riprese additando colla pistola un gruppo di fiori in fondo alla galleria; guardi quella ciocca di azalee; la vorrebbe farmi il favore d'indicarmi quale di quei fiori ho da abbattere col mio colpo?
Il conte, miope com'esso era, pose a cavalcioni sul naso il suo occhialetto a molla e guardò attentamente quel ramoscello fiorito.
— Questo qui: diss'egli poi additando uno di quei fiori che pendeva frammezzo a due fogliuzze.
— Bene!