Candida, quella notte, che aveva dolorosamente vegliato, quella mattina nel decidersi a venire colà, lungo la strada, che in fretta percorse combattuta l'anima fra la speranza ch'egli pur venisse al convegno e fra il timore che secondo quanto aveva scritto non ci si recasse; Candida aveva pensato mille modi, e tutti diversi, di contegno da tenersi con esso lui; ora un orgoglioso disdegno, ora una benignità da superiore, ora una indifferenza da umiliarlo, ora una dignità di generoso condono; ma quello che tenne in realtà fu il contegno a cui non aveva pensato e che era il più naturale: fu quello d'un'amante appassionata che teme, l'uomo da essa amato, voglia rompere il nodo che li stringe.

Da parte dell'uomo fu l'orgoglio, la superiorità, la freddezza: ella, appena entrata, appena visto l'aspetto severamente contegnoso di lui, dimenticato ogni altro suo proponimento, erasi gettata al collo del suo diletto e diceva in preda al suo commovimento, più forte della volontà d'ogni preconcetto disegno:

— Tu sei pur venuto, Luigi, e siine benedetto... Se qui non ti avessi trovato, sarei corsa a casa tua... Avrei insistito in ogni modo fin che avessi potuto giungere presso di te... E se tu mi avessi inesorabilmente respinta... Dio mi perdoni!... Non so qual peggior pazzia non avrei fatta!

— E il mondo? Disse Gian-Luigi con un crudele sogghigno.

Candida scosse il capo ed arrossì come persona cui si rinfaccia un suo fallo.

— Il mondo? Riprese ella, quasi con isdegno. Che mi importa di esso mai? È il tuo amore che voglio.

Passò di nuovo il braccio intorno al collo di Luigi e soggiunse con appassionato abbandono:

— Vuoi tu ch'io lo lasci — e per sempre — questo mondo maledetto? Vuoi tu ch'io sia tutta per te e solo per te?

Gian-Luigi si tolse d'intorno al collo quel braccio leggiadro che lo cingeva:

— No: diss'egli: chè forse codesto avresti da rimpiangere un giorno.