Le prese le mani e glie le strinse forte sul suo petto, guardandola con quella potenza, ond'erano dotati i suoi occhi neri, di far penetrare in altrui la sua volontà.

— Voglio che tu non mi sacrifichi a questo mondo, che in presenza di esso non ti vergogni di me, che non faccia comunella coi miei nemici per umiliarmi della supposta inferiorità della mia condizione.

Candida fece un atto come per protestare; ma egli, stringendole con più forza le mani, non lasciò che parlasse.

— Io mi sento dappiù di tutti quei burleschi gentiluomini della tua società che non hanno oramai nulla del cavaliere fuor che i titoli e la superbia. Voglio che tu non solo riconosca in te stessa che così è: ma che non nasconda, come una colpa, l'averlo riconosciuto; voglio che i tuoi modi non dieno ansa all'impertinenza di quei scimiotti a trattarmi come io non tollererò mai che nessuno mi tratti, da inferiore, perchè io mi sento inferiore a nessuno.

— Ma io.....

— Tu ieri sera fosti complice di quell'imbecille di San-Luca, la cui oltraggiosa superbia ho dovuto punire questa mattina con un colpo di pistola.

La contessa fu presa da un subito sgomento retrospettivo.

— Che? Esclamò essa. Tu ti sei battuto!... O cielo! Esporti così al pericolo... E non hai pensato a me? Oh che cosa sarebbe avvenuto di me se alcuna disgrazia t'avesse colto!

— Ho pensato al mio onore: disse asciuttamente Luigi: ho pensato al mio giusto risentimento. Ora il contino espia la sua sciocca insolenza con una ferita nel braccio...

— E se io ho alcuna colpa, tu me la fai espiare più crudamente ancora col tormento che mi dànno le tue parole, il tuo contegno.... Se tu sapessi che brutta notte ho passata in seguito alla tua lettera!... Ma tu non vuoi aver nissun riguardo, non vuoi comprender nulla delle mie condizioni!... Che vuoi tu, che pretendi tu da me? Che io confessi pubblicamente aver per te mancato ai miei doveri, ai miei giuramenti, alla dignità del mio nome?... Oh va, che tu sei ingrato verso una donna che ha tutto sacrificato per te.