— Ah sì, venite un po' qua, contessa, a recarmi fortuna. La vostra benigna influenza sopravanzerà, ne son certo, questo maledetto guignon che mi sta addosso.
Candida s'accostò con un cotal suo sorriso d'accatto che mostrava come la sua mente fosse a tutt'altri pensieri rivolta e venne ad appoggiare il nudo suo braccio bellissimo, bianco e ben tornito alla spalliera della seggiola del conte. Colà il suo sguardo seguitava a scorrere per tutta la sala ad ogni tavoliere, come se ad uno di essi dovessero pur finalmente apparirle quelle sembianze che finora aveva in tutta la festa cercato inutilmente.
Langosco prese sbadatamente le carte che gli venivano distribuite in quella, ed il valore delle quali decideva di qualche centinaio di lire; le guardò con un'apparente indifferenza e le ripose coperte sul tappeto della tavola. Nella sua mano si sarebbe potuto notare quel certo tremito nervoso che ho detto.
Mentre il banchiere distribuiva le carte agli altri puntatori e le prendeva per sè (giuocavasi al nove), Amedeo Filiberto si volse al conte di San-Luca per domandargli con tono affatto naturale di voce:
— Non avete voi veduto il dottor Quercia?
— No: rispose San-Luca.
Candida piegò gli occhi verso il marito senza nessuna esitazione, senza nessun impaccio e disse:
— Non è ancora venuto. Credevo anzi trovarlo qui, perchè è più facile lo attiri il giuoco che non la danza....
— Ah voi calunniate la sua galanteria e il suo buon gusto: interruppe scherzosamente il conte. Il diletto del giuoco, sta bene per noi attempati, ma per un giovinotto la musica, la danza, la compagnia e la conversazione delle belle signore...
— Otto! Gridò il banchiere abbattendo le sue carte che facevano il numero detto.