Amedeo Filiberto alzò il capo e scoccando verso di loro uno di quei suoi sguardi pieni di malizia, disse a Quercia mentre si allontanava colla contessa:

— La non si dimentichi nelle delizie della sala da ballo la promessa della nostra partita.

— Fra venti minuti sarò a mantenere la promessa: rispose Gian-Luigi, ed uscì con Candida avviandosi al gran salone.

— Perchè sei venuto così tardi? Domandò senz'altro la contessa appena allontanati di là, con molta passione. Dove sei tu stato? Mi avevi promesso di venir presto.

— Non l'ho potuto per certi affari che mi capitarono: rispose Gian-Luigi con una tranquillità che lasciava scorgere una certa impazienza ed un fastidio per queste domande.

— Che affari? Tu non hai altri affari che i tuoi sollazzi.

— Ah contessa! Disse Luigi guardandola ironicamente. Voi siete troppo curiosa.

Candida arrossì, e stringendo forte il braccio a cui si appoggiava disse all'orecchio del suo compagno:

— Lo sai che sono gelosa, lo sai che soffro immensamente pensandoti con altre.... Dimmi il vero. Tu sei stato da quella donna?

Quercia scrollò lievemente le spalle. Intanto erano giunti nella sala in cui passava col bisbiglio delle conversazioni a mezza voce e col fruscio delle vesti delle signore, il serpente della queue.