— E mi domandi quale? Sai bene a cui alludo. A quella zingara, a quella perduta.....
— Non vi scaldate cotanto, contessa: disse tutto pacato Gian-Luigi. È bene teniate a mente che qui non siamo soli e che il vostro sembiante concitato può far nascere sospetto sul tenore del nostro dialogo e curiosità in altrui di udirlo, e che la indignazione con cui parlate dà alla vostra voce tanta forza da poter soddisfare quella curiosità più che non convenga.
Candida si morse le labbra, tacque un momento innanzi all'aspetto sorridente di Luigi, il quale parlavale colla guisa con cui si dicono i complimenti e si sussurrano le galanterie alle signore; poi riprese abbassando la voce:
— Ma rispondetemi almeno.
— Cara contessa, voi mi avete fatta una di quelle domande che una donna non dovrebbe muover mai. Perchè mettere l'uomo che vi ama nella dolorosa condizione o di mentire, o di darvi un dispiacere?...
— Ah dunque voi siete stato colà? Proruppe la contessa i cui occhi lampeggiarono.
— No, questa volta non ci fui, ma avrei potuto benissimo esserci andato, come mi avvenne per l'addietro e mi avverrà ancora per l'avvenire.....
Candida si gettò verso lo schienale del sofà dove sedeva, allontanandosi così da lui che le parlava chino verso di essa.
— Ah Luigi! Diss'ella con voce turbata da non lieve emozione, voi siete crudele.
— No, sono sincero. Del pari che vi dico di avere un certo interesse a continuare quell'attinenza, vi affermo che al presente non c'è nulla fra me e quella donna, che possa rassomigliare ad un rapporto amoroso.