— Allora non avrete difficoltà di cedermi per un poco il vostro ballerino.

— Volete lasciarmi qui sola?

— Ecco la marchesa di Baldissero con un cerchio di cavalieri. Vi lasciamo in buona compagnia.

Candida si alzò ancor essa. Aveva una nube di tristezza e di contrarietà sulla fronte, parve voler soggiungere alcune parole, ma poi non disse nulla: gettò uno sguardo di indefinita espressione verso Gian-Luigi di cui il conte pigliava famigliarmente il braccio per trarlo seco e s'accostò lentamente alla marchesa di Baldissero.

— Caro Quercia, disse il conte, io non ho mai avuto la disgrazia che mi perseguitasse tanto quanto stassera. Ho perduto con una pertinacia impossibile. Ho bisogno d'una rivincita.

— E la viene da me per farsela dare: disse Gian-Luigi mezzo ironico, mezzo scherzoso.

— Vengo a domandarle aiuto e consiglio.

— Aiuto? In che modo?...... Vuol forse domandarmi in imprestito?...

Il conte non lasciò che finisse. Tolse via da quello del dottore il braccio che vi appoggiava su e disse con un vivo sentimento d'alterigia vestito però della massima cortesia:

— Oibò! Per cotesto so bene a cui rivolgermi. Il consiglio è questo. Devo io ancora ostinarmi ad affrontare questa diablesse d'una fortuna? Se sì, Lei che ha d'ordinario sì prosperi successi al giuoco....