— Sia pure: diss'egli prendendo due nuovi mazzi di carte e rompendone l'involto.
Gli spettatori che attorniavano quel tavolino, interessati a quella specie di duello, fecero posto a Gian-Luigi, il quale venne a piantarsi in faccia al banchiere e non sedette neppure, ma puntandosi con una mano al tappeto verde, chinò alquanto la sua bella ed aitante persona e disse con tanta semplicità:
— Ecco due mila lire in oro e otto mila in biglietti di banca francese[13]. Li vuole accettare?
Il banchiere fè cenno di sì colla testa, sbirciando i rotoli di marenghi e i pacchetti di polizze di banca che il suo avversario schierava innanzi a sè.
— Non so neppure, diss'egli, se il fondo della banca giunga a tal somma.
— Non importa; rispose con indifferenza Gian-Luigi. Se perdo, conteremo dopo; se guadagno io prendo senza contare.
Intanto il banchiere batteva le carte, e le sue mani tremavano un pochino, quantunque la sua faccia tenesse un buonissimo contegno. Quercia teneva fisso sul banchiere e sulle carte ch'egli maneggiava uno sguardo intento, vivo, imperioso, che pareva doverne imporre all'azzardo, cui non era possibile sostenere senza un certo disagio.
Dopo due minuti passati nel più alto silenzio, il banchiere pose innanzi al puntatore le carte perchè tagliasse.
Luigi fece attendere un momentino, perchè aveva ancora da levarsi il guanto paglierino che calzava la sua mano poco meno aristocratica che quella del conte Langosco. Poi la destra di Quercia, al cui annulare brillava uno splendidissimo diamante in una verga d'oro, si abbassò sui due mazzi di carte battuti e raccolti insieme, e ci stette alquanto, quasi come fa la mano d'un magnetizzatore che voglia far penetrare in un oggetto il misterioso fluido; quindi come per subita ispirazione prese il mazzo, lo battè alquanto egli stesso affrettatamente con tutta l'arte d'una mano esercitatissima e lo ripose sulla tavola. Il banchiere tornò a mescolare a sua volta le carte egli stesso: poi le ripose innanzi all'avversario: Luigi vi battè sopra con un colpo secco della mano e disse:
— Dia.