— Eh via! Si ha manco da discorrere di queste cose. Abbiamo fatto metà dei guadagni, eccole la metà.

— Bene! Disse il conte con qualche malavoglia. Come la vuole. Ma se le tornasse più comodo, invece di darmi tutta la somma in numerario, mi dia pure di quelle polizze di banco.....

— No: interruppe il giovane, il cui occhio si piantò entro quelli del conte con istrana acutezza scrutatrice: dei biglietti ne ho bisogno io per certe mie faccende.

Il conte prese i denari che Gian-Luigi gli offriva, e poi si partì da quest'esso per andar tosto a pagare alcuna di quelle perdite che aveva fatto su parola. Ma la sua fronte era alquanto annuvolata, e quei denari pareva che gli pesassero oltre il dovere nelle tasche. Aveva egli vergogna di aver acquistato in quel modo un capitale relativamente vistoso? di avere stretto quella società? C'era un po' di codesto, ma c'era anche in fondo in fondo un'ombra indefinita di sospetto, che per la prima volta gli si era affacciata, che la fortuna dell'elegante dottorino era stata troppa e troppo costante.... un sospetto a cui non sapeva trovare fondamento di ragione, che si condannava esso stesso di avere, che se fosse mai stato manifestato da altrui, egli avrebbe vivamente combattuto, ma pure non poteva discacciare dall'animo.

Quei denari gli facevano veramente pena. Quando li ebbe dati a quelli di cui n'era debitore, si trovò più libero, ma non più soddisfatto. Mai denari vinti al giuoco gli avevano prodotto un simile effetto. Deliberò quando Quercia giuocasse di non prender parte mai più al giuoco nè contro a lui, nè dalla sua parte, ma di esaminarlo attentamente.

La superba marchesa di Baldissero fece appena un piccol saluto alla contessa Candida che venne a sedersele dappresso, e continuò la sua conversazione che aveva avviata con due vecchi militari pieno il petto di insegne cavalleresche, e piena l'anima di boria aristocratica, mentre vicino a lei la nipote era il centro d'un piccolo gruppo di cavalieri, fra i quali il solo Benda non era titolato.

La conversazione della marchesa pareva intesa a bella posta per ferire la moglie del conte di Staffarda. La si aggirava intorno alla sconvenienza di certe relazioni, che obliando il loro decoro, alcuni titolati consentivano a stringere nel mondo con gente da meno. La marchesa parlava a voce un po' più alta di quello che forse sarebbe stato strettamente necessario: e le sue parole avevano la fortuna di colpire due delle persone presenti: la contessa Candida e il borghese Francesco Benda.

— Sì, barone, diceva la marchesa continuando nel suo discorso: la massima dei nostri antichi è pur sempre quella che si deve seguire, chi vuole vivere dignitosamente e secondo le esigenze del suo stato: conviene stare ognuno coi pari suoi. Io, per me, j'enrage, quando vedo alcuno dei nostri farsi famigliare con tali che dovrebbero stare nelle nostre anticamere o poco più: o peggio poi quando vedo qualche dama così oublieuse del suo sangue da lasciarsi avvicinare e corteggiare da qualche figliuolo di non so chi, o notaio, o mercante, o va dicendo.....

Candida sentì a suo dispetto una vampa di rossore salirle alla fronte; gettò sulla vecchia marchesa dalla faccia di pergamena uno sguardo che l'avrebbe voluta incenerire, e si diede ad annasare il mazzo di fiori che teneva in mano.

Le parole della marchesa di Baldissero erano arrivate anche alle orecchie di quei giovani che attorniavano madamigella Virginia, e profondamente avevano commosso uno di essi, il nostro amico Benda, ricco, ornato d'ogni maggior vantaggio dell'educazione, colle più eleganti e signorili apparenze, ma figliuolo d'un fabbricante. In quella società aristocratica, nella quale a forza di tentare e insistere era pur riuscito, se non a mettere stabile piede, a potervi fare delle incursioni, aveva pur sempre sentito presso tutti verso di lui, quel certo tono e quel fare che colla massima urbanità sa nulla meno chiaramente esprimere a colui col quale si usa: — Badate che io sono il tale de' tali e voi siete un nulla! — E molte volte aveva provato un ribollimento interno, che se non era tale da farlo inalberare violentemente contro quei modi, lo spingeva almanco a tutta forza ad abbandonare quell'ambiente e ritrarsene per sempre. Ma una catena troppo salda era quella che lo riconduceva, ancorchè riluttante, ad ogni volta: l'amore immenso, violento, al di sopra d'ogni possibil freno della ragione, una vera passione che gli aveva ispirata la impareggiabile bellezza di madamigella Virginia.