Era stato inteso fra i due giovani che il nobile avrebbe restituito la dama al primo di lei compagno, colà stesso dove egli l'aveva presa; onde Francesco stette piantato a quel luogo ad aspettare. Ma ebbe invano aspettato un poco che a lui parve assai, e nessuno venne. Guardò nel salone e vide il marchesino continuare a ballare colla cugina, anche dopo il giro che solamente gli era stato concesso. Benda si disse che quella era una indiscrezione che meritava i più vivi richiami. Ma vi fu peggio, perchè ad un punto, mentre la coppia si riposava, le si accostò un ufficialetto di cavalleria, e confabulato un poco, il povero borghese vide che il braccio della nobile danzatrice passava su quello dell'ufficiale, e che con costui la signorina si slanciava nel vortice del ballo senza che il meno del mondo si pensasse più a lui, il quale pel concessogli favore credeva di aver diritto a ballare tutta quella polka colla segretamente adorata ragazza.

Sapete che gl'innamorati hanno innanzi agli occhi certe lenti che ingrossano a dismisura o svisano le apparenze degli oggetti. All'amore qui si aggiunse l'amor proprio ferito. Parve a Francesco che quello fosse il peggior tratto che gli si potesse usare, e che bisognasse, per non averne avvilimento e disdoro, una buona e sollecita vendetta. Se quella non era un'irrepugnabile ragione per ammazzarsi in duello, Francesco non sapeva più vedercene altre. Stette covando, per così dire, la coppia che ballava sotto i suoi occhi, a dispetto de' suoi dritti, con isguardo pieno di collera e di minaccia. Pensava sfidare e il marchese e l'ufficiale e mandarli addirittura tuttedue all'altro mondo. Egli, che pure aveva la più mite natura, immaginava senza orrore qualche tremenda opera di sangue.

Quella polka, che parve eterna al nostro giovane amico, ebbe pur termine finalmente! Le ultime note dei violini tremolavano ancora per la volta della vasta sala, quando Francesco si venne a piantare presso alla porta da cui, per tornare presso alla vecchia marchesa, dovevano passare il marchesino e madamigella Virginia. Il suo aspetto era fieramente corrucciato; il solo suo sguardo era una provocazione. Il marchesino che lo vide, pose l'occhialino sul naso e rispose a quella minacciosa del giovane con una sua guardatura impertinente e beffarda.

Francesco Benda fece un passo verso la giovane, e inchinandosi con quasi umile urbanità, le disse:

— La ringrazio, madamigella, di questa polka ch'Ella mi volle favorire, quantunque l'indiscrezione altrui mi abbia impedito di godere, come avrei dovuto, di tal favore.

Virginia volle pronunziare alcuna parola, ma il cugino non glie ne lasciò il tempo.

— Di quale indiscrezione, e di chi intende Ella parlare? Domandò egli con fiero cipiglio.

Benda lo guardò bene entro gli occhi e rispose con accento provocativo:

— Della sua.

— Signor avvocato: disse il marchese con beffardo disprezzo nell'accento, uno dei primi doveri del suo mestiere è quello di parlar convenientemente; ora Ella deve imparare che ad un pari mio non si parla in quel modo nè con quelle parole.