— Paolina! Diceva ancora Andrea venutole presso, volendo prenderle la destra.
— Lasciatela stare: proruppe vivacemente Maurilio indignato. Non avete vergogna? Trattar così una donna, ed una donna ammalata!
Andrea curvò il capo tutto mortificato. Ma Paolina, dando al marito quella mano che egli cercava, disse benignamente:
— Oh il mio Andrea è buono. Non è lui che ne abbia colpa. È il vino che ha in corpo ed i consigli di certa gente... Va, te, ti perdono, Andrea... So che mi vuoi ancora bene.
E l'uomo commosso:
— Sì che te ne voglio di bene.... tutto il mio bene....
Ed esaltandosi, come in ogni cosa agli ebbri suole avvenire, si cacciò le mani negli arruffati capelli e stracciandoseli a ciocche, piangendo ed esclamando soggiunse:
— Ma sono uno scellerato, un miserabile che merito le mazzate... sì, sì le merito... Mia moglie! I miei figli! Uh! uh! uh!... Sono io che li ho messi sulla paglia... Ah dovrei andarmi ad affogare, che sarebbe meglio per tutti.
Paolina, già un po' riavutasi, gettògli le braccia al collo con ispavento e con infinito amore.
— No, non dirle queste brutte cose. Andrea, ti prego..... Calmati, via, non piangere... Io ti perdono........ I tuoi figli ti perdonano...... Purchè tu lo voglia, la nostra sorte può cambiare e ridiventar quella di prima. Tu sarai di nuovo un buon operaio com'eri un tempo e guadagnerai come allora, io guarirò; e torneremo a vivere quei giorni felici che abbiamo già vissuto.